Il primo raffronto: Jaina,il rifiuto delle cure e la morte volontaria per inanizione

‘Vimla Devi, 61enne di Daipur, nel Rajasthan, è morta nei giorni scorsi dopo un digiuno di due settimane, in accordo con una usanza della sua millenaria fede di appartenenza. Tre anni fa i medici le avevano diagnosticato una forma di leucemia incurabile che aveva ormai raggiunto il suo stato terminale. La Devi aveva così deciso di osservare la Santhara, un’antica pratica jainista che prescrive il digiuno per purificare il corpo e per prepararsi spiritualmente alla morte, lasciando al digiunante il tempo per riflettere sulla propria vita. Il Jainismo conta in India almeno 10 milioni di seguaci, noti per la loro disciplina e lo stile di vita austero. La pratica, che prevede la rinuncia a cibo, acqua e medicinali, è considerata mezzo per raggiungere la Moksha, ossia la liberazione dal ciclo della vita e della morte e dalla sofferenza connaturata alla vita terrena. Negli ultimi anni gli episodi noti di Santhara sono stati almeno una decina. Ma il digiuno di Vimla Devi è diventato per la prima volta un caso quando l’attivista per i diritti umani Nikhil Soni ha inoltrato un esposto ad un tribunale del Rajasthan, nel quale sosteneva che la Santhara dovrebbe essere considerata, in termini legali, come una forma di suicidio indotto, equiparabile dunque alla proibita Sati. Il tribunale aveva girato la petizione al governo federale, mentre Soni tentava di interrompere forzatamente il digiuno della donna – indebitamente plagiata, secondo il suo esposto – esortando le forze dell’ordine ad intervenire. I suoi sforzi sono però stati vani e nessun risultato è stato ottenuto. “L’abbiamo inoltrato ( l’esposto ) ma crediamo ci siano state delle negligenze sull’altro fronte, ora potete chiaramente vedere il risultato,” ha dichiarato Madhav Mitra, avvocato di Nikhil Soni, dopo la morte di Vimla Devi..Nel frattempo, dal mondo jainista si erano levate alte voci a supporto della scelta di Vimla. Secondo molti fedeli, non ci dovrebbero essere obiezioni di sorta contro di essa nè interferenze legali. “All’inizio abbiamo tentato di convincerla, ma lei ci ha detto di non essere più interessata alle questioni del mondo, voleva raggiungere la Moksha. Noi abbiamo rispettato dunque la sua decisione” ha affermato il marito della donna, Sohan Lal Bhansali’. 

da: http://www.guidaindia.com/index.php?…com.

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