La circolarità che non porta a nulla

(OMISSIS)………’Nello spirito della tradizione, la trasmigrazione è vissuta come una specie di inferno, perché è vista come alternanza indefinita di situazioni ora alte ora basse, ora luminose ora vili, alternanza infinita di speranze e di delusioni. In questa nozione è fortemente sottolineato l’aspetto della circolarità, di una circolarità che non porta a nulla. Il sigillo della sofferenza vi si imprime con un significato tutto particolare. Certe immagini che nell’India antica sono usate a quest’effetto ne rendono perfettamente la tonalità: penso, ad esempio, all’immagine dell’asino o del bue dagli occhi bendati, che gira in tondo ogni giorno, azionando un argano che cava acqua da un pozzo. L’animale subisce il lavoro impostogli con rassegnazione e lo compie indefinitamente, sotto la frusta del suo padrone, con una sorta di tristezza e di avvilimento senza speranza. Dunque la continuazione della nostra esistenza da una forma all’altra, da un corpo all’altro, è sentita nel pensiero indiano tradizionale come una specie di maledizione, come un circuito senza fine da cui si aspira a uscire’. Michel Hulin

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