Diogene di Sinope : E’ cosa del tutto naturale che la semplicità del legno grezzo possa assumere ogni forma e contenere ogni cosa

E’ cosa del tutto naturale che la semplicità del legno grezzo possa assumere ogni forma e contenere ogni cosa. Non del larice ma è la realtà viva del bosso,del mirto e quella stillante la linfa del pino marino che non lascino le parole fredde, immobili, secche e dure per tutti coloro le cui ossa non sono ormai che polvere. Il nulla che tutti costoro ci hanno tramandato in eredità non sono che vuote affermazioni su una qualsiasi immaginaria virtù, il conformarsi ad una qualche norma ingannevole,la quale non è poi mai in effetti esistita se non come comportamento conforme alla peggiore delle specie: che indiscrezione, che infallibile protervia ogni preghiera! E che sia dunque orientata altrove, poiché io non ho alcun bisogno di un dio e dei suoi neri intercessori. Questa è la verità delle cose,mio Eubulo: quando ci si distacca dall’idea dei giorni e delle ore, e si rivolga invece solo attenzione all’attimo presente nell’unica vita possibile, vi appare una certa virtù, oltre le parole vuote e solo da essa esaltate. Nel momento in cui la virtù ,di per se stessa,si smarrisce poi a causa dell’umanità medesima, che l’ ha formulata a suo vantaggio, non ne appare che una certa morale: quando la morale va perduta, ecco apparire allora il rituale, ovvero il sedimento esteriore della vera sincerità e l’inizio di ogni disordine. Ciò che realmente crea il male,oltre a quello che già esiste,è chi propugna comportamenti in opposizione alla Natura, il sacerdote appunto,maestro di ogni abiezione. Oltre a ciò eppure non farti illusioni: anche se non contenderai nessuno,il mondo ti muoverà comunque contesa. Ogni guerriero,lo voglia o meno, ogni vero uomo nobile ed aristocratico per nascita dovrà sempre fronteggiare una moltitudine di empi deliri, prima o dopo che essi inevitabilmente si verifichino,e ciò solo a causa della sua permanenza nel mondo e della vicinanza,anche se spesso né voluta e né in alcun modo desiderata, con chi si reputa suo simile. Dal canto mio,e perché così ho sempre affermato,se non queste poche lettere non scriverò mai nulla fino al termine dei miei giorni ,solo volendo allontanarmi, e spero per sempre, per mio conto e per andare verso la morte in una solitudine perfetta. Ciò di cui potrei parlare,lo sai, non sarebbe comunque le vera realtà delle cose: chi sa conosce il mondo,e dunque per questo non ne apre mai la finestra ad altri. Mai,come spesso ti ho narrato a voce,ho amato la vicinanza e la confidenza eccessiva di ognuno che mi fu simile, designato per tale dal destino ma senza che io davvero lo avessi desiderato. Sembra un paradosso,ma è la sola verità nel regno in cui ogni cosa appare al suo contrario: nella troppo affabilità verso tutti non vi è traccia apparente di misantropia, ma appunto per ciò si mostra il reale disprezzo degli uomini. E’ vero, come sarebbe meno detestabile l’uomo senza il volto e il sorriso ipocrita che reca sempre con sé! Eppure, e oltre ogni cosa, esso rimane quello che è, il più inconcepibile errore della Natura, inaccettabile,un misfatto ,un attentato che la vita ha come compiuto verso se stessa. Chi del mondo ne conosce la falsità e il movimento, fedele solo a chi ha attraversato molte infedeltà, fedele dunque alla fine soltanto a se stesso, può chiudersi davvero in una stanza,e per alcuna ragione non lasciare che,all’inizio e fine di ogni cosa, possa mai entrarvi alcuno.

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