Diogene di Sinope : La risata finale!

La risata finale! Con quale diritto chiunque vorrebbe mettersi a pregare per me? Quello che ora so a quasi novanta anni, lo sapevo già anche a venti,con la sola differenza di una lunga quanto inevitabile verifica. Prima ridere e poi filosofare: il senso senza alcuna reale speranza della vita non può recarci che all’essere,sempre, irriverenti. E là dove la migliore filosofia che si possa fare non è che quella di vivere ma non pensare da filosofi: questo patetico teatro su cui l’uomo si dibatte,alla fine e te lo ho appena scritto, non merita altro. Sto parlando,Eubulo, del riso, di quella impertinente sfida ad ogni speculazione che sa poi ridere anche di se stesso,della certezza di uno schernirsi di fronte ad ogni oppressione e morte e per cui si e’ finalmente riusciti ad evadere, dalle proprie prigioni del cuore e dello spirito. Non mi sto riferendo tuttavia a quella conoscenza danzante sulle paludi e sulle tetraggini, definita come morale,e secondo la quale le rette azioni sono solo quelle che producono vantaggi maggiori di ogni altra alternativa per coloro che vi sono interessati. Ridere,anche se nell’amarezza ultima, e’ pensare e falsa è ogni verità’ che non sia sempre accompagnata da una risata risolta nel nulla, simile in ciò alle serpi forse maligne ma dalla coscienza sempre tranquilla. E prima che tu possa  comunque affermare qualsiasi cosa, a chi hai realmente intenzione di credere: a me o ai tuoi occhi?. Se Atlante,come afferma chi mai sazio di stoltezza, regge il mondo sulle spalle, chi regge Atlante? Una testuggine ,forse? Ma chi regge allora la tartaruga? Un’altra tartaruga,ovviamente. E chi regge quest’altra ancora?  Ridendone, tutto non sarebbe dunque alla fine che un rettile dai possenti artigli. Non farti perciò illusioni, e non cercare mai sopra ogni cosa alcuna risposta: non esiste alcuna speranza e alcuna determinazione ultima. Più volte te lo  ho affermato: l’esistenza stessa è un male e ordinata al male, il fine ultimo di tutto l’universo non è altro che male. Non avere la codardia di tutti nel temere là dove non è timore, e a sperare dove non vi sarà mai speranza: abbi sempre lo sguardo aperto alla vera realtà delle cose, la pazienza infinita per le più piccole cose, ma soprattutto l’intera rettitudine della conoscenza. Ogni dolore,angoscia e sofferenza non è iniziata che al momento della nostra nascita,e la nostra,unica forse vera colpa è l’essere venuti a questo mondo : non ci rimane che questo, come corpo, come gesto, come istinto lacrimando dunque per il piacere e scoprendo per ciò i rosati alveoli, altro che riderne?

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