Diogene di Sinope : Tutta la vita umana non è altro che un gioco della follia,un insensato scorrere delle ore

Tutta la vita umana non è altro che un gioco della follia,un insensato scorrere delle ore,la fuga di infiniti istanti, ribelli ad adempiere ogni scopo in cui l’azione stessa è già vissuta,e dunque già conclusa nelle proprie premesse: tuttavia poiché io sono morto, già molto prima della dissoluzione del mio corpo fisico ,non desiderando mai nulla e dunque possedendo ogni cosa, niente ormai è in grado,e a maggiore ragione, di potermi davvero più turbare. Oltre le apparenze ogni cosa è niente ed è al medesimo tempo tutto, eppure è inutile impietosirsi per ciò che non conta e non esiste più, per un passato che ha cessato già di appartenerci,e che poi in ogni caso non è mai realmente esistito. Chiunque non sia morto da giovane, non ha da desiderare comunque che di morire al più presto: può forse mancare di che sperare in ogni cosa, però nessuno mai potrà mancare di temere i dolori certi che verranno. Sempre prendendo la direzione del tutto contraria alle abitudini degli uomini non mi sono mai sbagliato : ho potuto verificarlo con l’esperienza stessa ,nell’ aristocratico incolmabile abisso che separa l’uomo dall’uomo, nella ineluttabile per quanto spietata necessità secondo cui la maggioranza dell’umanità deve essere estinta . E sapendo d’aver fatto bene nell’affermare questa legge,anche adesso in un tenace serto d’inclemenza ,non ne provo alcun pentimento. Anche potendolo,io non vorrei vivere comunque ancora a lungo: sono giunto a questi anni,e nonostante la mia esistenza del tutto sregolata non per mia volontà,ma solo perché così ha per me decretato,fin dalla nascita, il fato. Non piango,in questo momento,per me che sto andando via ,ma per te che rimani: di te, che ne sarà, amico mio carissimo, di te? Quali dolori di cuore e di ossa e di sangue ti trascineranno come un battello ubriaco tra le luci apparenti e le molte ombre del mondo: cosa ne sarà di te, mio amatissimo Eubulo?  Eppure, poi,basta anche così: se dovessi rimanere fedele al poco tempo che mi resta non farei che scrivere lettere,oltre che a te, di addio e soprattutto di ingiurie a chi è nel tormento,con l’ilarità amara di chi già conosca il termine del ridicolo episodio umano. Chi tuttavia ha compreso non ama parlare,poiché tutti coloro che amano parlare non conoscono, tutti gli utilitari amanti solo di ciò che é profittevole e al servizio delle proprie inclinazioni : il teatro insensato della vita non merita,alla fine e non credo di sbagliarmi, la cura e l’affanno che se ne discuta poi troppo.

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