Diogene di Sinope : Sbaglia anche chi ritiene che io appartenga a qualche massa di creta sospesa sulle vette, dentro il corpo liscio del muschio o del silfio

Sbaglia anche chi ritiene che io appartenga a qualche massa di creta sospesa sulle vette, dentro il corpo liscio del muschio o del silfio: anche se vivo itinerando con il mio bastone per diverse città,io non sono e non appartengo ad alcuna città, sazio di orzo e senza alcuna gratitudine, ne sono sempre oltre e non ho legami con alcuno. Mi nutro spesso anche di carni non cotte, lo sai ormai da tempo, e la ricchezza, il potere, e la gloria non hanno per me più significato di un’Afrodite dissetata o di Narciso dal limpido sudario. Ho bisogno solo di aria, e non provo che noia e dolore alla sola vicinanza del mio simile. Nella bisaccia raccolgo quanto mi serve per cibarmi, eppure non posseggo altro più di un doppio mantello per dormirci dentro: come il topo che vidi molti anni fa,mentre correva qua e là, senza mèta solo perchè non cercava alcun luogo dove riposare, nè aveva paura delle tenebre e nè desiderava alcunché di ciò che l’uomo ritiene desiderabile, io non ho nulla e non desidero nulla. Preferisco,come sempre,di avere una goccia di fortuna piuttosto che un vaso di saggezza,ma senza mai la dorata guaina della vicinanza di qualsiasi uomo ,guaina in cui è sempre nascosto il pugnale del disprezzo e dell’invidia. Non esiste alcuna regola e alcun principio assoluto: tali chimere sono utili soltanto a tiranneggiare le proprie abitudini, vituperarle o nasconderle,a seconda delle opportunità e del momento. Tutto sembra possibile,purchè si eviti sempre di scegliere e di non fare alcun reale assegnamento su nulla,affermano alcuni, eppure anche questa a ben vedere non è una verità assoluta. Alla Natura non importa che nascano e periscano nel tempo gli individui, fenomeni della sorte e simili a sogni fugaci. E se infatti togliamo il timore o la speranza del futuro, non ci rimane che una vita già morta,ricolma di strepiti per l’intero spettacolo che ci si para dinanzi: piena già di dolori , e di noia certa e inevitabile,e non solo per lo spettacolo stesso ,ma per tutti coloro che a questo spettacolo sono necessari. La libertà che a noi si apre davanti sembra apparire come prova che si è vivi, tuttavia tale libertà nessuno davvero la conosce,e se non la si desidera è solo perché si sa che essa è in fondo inutile: tutto quello che importa è cercare di limitare la disgrazia,non quella inevitabile designata dal fato ,ma quella che l’uomo potrebbe sicuramente procurarci. Non faccio altro,dunque: d’ estate mi rotolo sulla sabbia ardente, mentre d’inverno abbraccio le statue coperte di neve e di edera. Sogno un sogno nel silenzio,e non ho altro.

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