Diogene di Sinope: Non esiste,alla fine,che la quiete e la pace con se stessi

Non esiste,alla fine,che la quiete e la pace con se stessi: tutto è,e allo stesso tempo nulla è,e dunque in un caso o nell’altro non dobbiamo avere alcun reale timore. E’ questa la vera conquista, non nelle parole ma nel concreto operare: intendo riferirmi al silenzio esaltato da un severo esercizio solo verso di sé. In genere l’uomo comune sembra, senza ragione,voler mostrare agli altri di indagare,e tuttavia sempre in un senso,in questo o quello, privo di una qualsiasi reale ragione fosse anche quella per disertare l’inferno, ma solo poi per ricostruirlo altrove. Chi sa tace, là dove lo sprovveduto ama discutere: tuttavia sono di questi solo parole, non diversamente dalla fede che sembra smuovere le montagne, là dove il dubbio invece vi ci si arrampica costantemente sopra. Questo esercizio,mio caro Eubulo ti dicevo, è di due generi. L’uno concerne lo spirito,e l’altro il corpo anche se d’altra parte, un tipo di esercizio è incompleto senza 1’altro, poiché le buone condizioni e il vigore fanno parte dei requisiti necessari tanto per lo spirito quanto per il corpo. Osserva la vita,osserva come gli artisti si procurino una abilità del tutto particolare in virtù di un’applicazione costante. E come i suonatori di flauto e gli atleti  possano eccellere grazie al continuo sforzo,pur tuttavia questi affannandosi invano e senza frutto per non aver trasferito direttamente l’esercizio allo spirito stesso. Senza sforzo nulla nella vita va come deve andare, mentre è proprio tramite tale esercizio che si è forse in grado,alla fine, d’ avere ragione di ogni cosa. Così pensavo un tempo, eppure ora anche tutto questo è superato: seguitare nella speranza e a vivere oltre il tempo dovuto, è contrario ad ogni ragione, la quale ci mostra con chiarezza che non esiste alcuna speranza. Non e’ possibile ignorare la natura delle cose,e vivere soltanto nel sospetto delle leggende e di ogni inutile credo. Da parte mia, poiché sono cosciente che ogni attimo in meno di vita non sia se non l’essere salvati dagli innumerevoli e inevitabili dolori a venire,ho portato già a termine tutto quello che dovevo. Del resto,chi mai potrebbe vantarsi d’esser capito? Moriamo alla fine tutti incompresi,sempre. Ecco perché per tutta la vita non ho fatto altro che agire e vagare in un mondo del tutto diverso da quello che esiste per gli altri: il mondo degli uomini è così necessariamente insensato, che il farne parte sarebbe come l’essere soggetti ad un genere di follia tra quegli strepiti, cento e mille volte ripetuti da una stessa bocca. Io mi sento me stesso solamente quando sono solo: questa è la vita che ho appunto scelto per me e per me solo. Non ho mai provato altro che un desiderio irresistibile nel fuggire la gente, la compagnia, la quotidianità ovvia, e a chiudermi nel silenzio assoluto di me stesso: e oramai alla fine non mi resta dunque altro che questo, l’attesa della pace e,ne sono certo, della quiete assoluta e definitiva.

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