Diogene di Sinope: Chi mi è simile,si afferma comunemente, possiede la capacità di distinguere tra il bene e il male

Chi mi è simile,si afferma comunemente, possiede la capacità di distinguere tra il bene e il male: io dal canto mio,per tutta la vita,non ho fatto altro che non tenerne alcun conto,dell’uno e dell’altro. Chiunque ritenga di vivere privo di una reale follia, non è poi così saggio come reputerebbe di essere: esiste un solo mondo, e questo mondo è falso, crudele, corruttore e privo di senso,per cui vi è sempre bisogno di una qualche menzogna per potervi vivere. Sono stato spesso accusato di immoralità,anche dopo aver distrutto l’ultima mia proprietà terrena, una ciotola di legno, te lo raccontai, dopo aver visto un fanciullo bere dall’incavo delle proprie mani. A cosa dunque mi sarebbe servita anche una coppa,creata dalle mani dell’uomo e perciò impura? Non lo nego: ho spesso reso alla natura quanto le spettava negli anfiteatri,mi sono mostrato nudo in pubblico facendo sprizzare il mio seme su oracoli e statue divine, ho versato la mia pioggia dorata su convivi immersi in giunchi splendidi e carni preziose. Ma come per il resto, non mi pento di nulla: solo a pochi uomini è resa la condanna di voler ragionare e volere comprendere,poiché l’insensato per il senso comune e la vera bellezza hanno sempre stretti legami l’uno con l’altra. Il mio stile,il mio insegnamento? Ma io non ho alcun stile, nessun insegnamento per nessuno: non ho nessuna morale, religione o scienza da offrire tramite il cui sussidio si possa fare affidamento nella vita. In ogni tempo non ho mai voluto dimostrare altro che la verità,qualsiasi verità, non è compatibile con le relazioni umane,e che la conoscenza appartiene solo all’uomo che si sia reso indipendente dalla società e dal vivere comune, da quell’uomo di ogni giorno tanto infimo che, in ogni cosa, deve farsi violenza per compiere la più piccola azione esente dal male Sempre mi sono fatto beffe non solo della famiglia e di ogni ordine politico e sociale, ma anche della proprietà e della mia stessa buona reputazione sempre rialzandomi, forse vinto, eppure sempre più forte. Non me ne pento,ed ecco perché continuerò a distruggere senza alcuna pietà chiunque mi si parerà di fronte: che si tratti del nemico o di chiunque altro, in ciò non vi è nulla di differente. Penso in modo aristocratico poichè la maggioranza degli uomini non è che una massa informe, uomini dormienti inferiori agli stessi animali i quali sanno apprezzare più il letame che i crateri ricolmi di oro e di rubini. Come Eraclito non fu gradito agli Efesini, e che di lui erano il preciso opposto,io non lo sono a chi mi attornia, insaziabile nel placare i sensi e l’ambizione del proprio potere. Sul rifiuto della decenza,insieme all’ipocrisia che sempre la accompagna,tornerò forse mio Eubulo,in qualche prossima lettera. Ora sono stanco,il rigore del Tempo canta i suoi mali,e ho solo desiderio di bere,da solo,le profondità del profumo di zagare portate dal vento.

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