Diogene di Sinope: Oggi piove,e non ho nulla da dire,in un senso o nel suo contrario

Oggi piove,e non ho nulla da dire,in un senso o nel suo contrario. Non diversamente da ogni giorno del resto, pensando allo sciocco Antistene dai desideri sempre soddisfatti. Poiché è anche vero,d’altro canto, che mai si soddisfanno i desideri, e che essi poi si spengono da sè, nella certezza di non poterli mai realmente soddisfare. Un raggio appena percettibile si posa sul drappeggio dischiuso degli alberi adesso in fiore: l’attimo, in un lampo è presente, e in un lampo già passato, mentre in eterno si stacca un foglio dal rotolo del Tempo, che cade e ne vola via. Il pensiero alterna ciò che è andato,e sulla materia refrattaria del mio destino,quello di ora: mi sono all’alba strappato dalla vasca in cui m’ero immerso, solo per sentire la brezza delle ore e dell’acqua mescolarsi all’acqua stessa. Da tre giorni non mangio, né molto, e né poco: ma non ne ho pena. Bisogna realizzare il proprio ideale,e poi sempre oltrepassarlo. Quando due persone si scrivono l’uno all’altro, non dovrebbero perciò dirsi niente l’uno all’altro: ogni gioia è spezzata comunque dalla vita di ogni giorno. I conti tornano sempre e sarebbe vano elencare i guai, i dolori e le offese ricevute: ad ognuno il fato non donò,al termine di tutto che il morire, e dovendo ciascuno iniziare la medesima vita,quella già vissuta tra i lupi,la violenza degli uomini e gli affanni dal duro giogo, nessuno mai vi vorrebbe,e per alcun motivo, tornare indietro. Tutto non è che vanità, senza alcuno scopo, e l’unica vita bella, non è perciò quella  che già si conosce, ma quella che ci appare nei sogni ; non la vita del passato, ma quella futura figlia del delirio e delle illusioni. Come Ulisse da Nausica bisogna prender congedo da essa senza mai esserne innamorati: se mai dovesse esistere un qualche dio sulla terra ci sarebbe minor male,ma il dolore tuttavia esiste,là dove ogni menzogna si accoppia alle tristi ciance di chi,tra tutti,fu il più triste. Ritengo  riguardo al dolore esistente o che gli innumerevoli disordini siano volontariamente desiderati da quel dio, oppure che l’ impedirli sia superiore alle sue forze: ora,io non posso dunque,e alla fine di ogni cosa , temere un dio debole o peggio ancora malvagio,lo sfido senza alcun timore, e me la rido del suo fulmine. Ecco,non avevo appunto nulla da dire, per la ragione d’una rammollita e decrepita longevità, mentre il muschio stringeva nel suo abbraccio la statua dagli occhi chiusi,fatta di cera e di marmo appena discosta dal tempio di Cibele.

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