Diogene di Sinope: Torno a scriverti ancora per un poco

Torno a scriverti ancora per un poco. Si dice che è bello intonare un peana tra i commensali,eppure quando si è soli sbianca ogni legame umano e,come per Cirno,nessuno rimane davvero amico all’altro anche se nacque dallo stesso ventre .Tra il segreto ombroso dei tralci siedo in disparte per la vecchiaia che si attarda tra l’impeto dei carri e le fonti gelate: rimango solo in silenzio, accanto al dono luminoso che tra non molto mi attende. Durante la veglia,come in un simposio, inventiamo l’uomo e il mondo che ci circonda: non facciamo perciò altro di diverso da quanto già facciamo in sogno. Alcune realtà sembrano in apparenza essere dissipate e inaccettabili al comune sentire ma forse e perché da esso, in realtà, tali realtà sono volute, pur fingendo di ritenerle eccezionali e incredibili. Ogni verità è difficile: anche colui che la intende per intero sente sempre rivoltarsi qualcosa in sé. Dell’immoralità di cui spesso sono stato accusato non ho mai tenuto conto più degli sguardi vaganti nell’aria e dei crucci sull’Ade, così come mai di quanto si è detto in riguardo ai miei demeriti sulle donne. So per esperienza che gli oltraggi più forti alla sensibilità provengono dai contrasti,e non me ne do pena: chi è in grado di disprezzare se stesso, si onora almeno in quanto disprezzatore,eppure mai mi sono abbassato a quello che per stupidità ritengo essere il più irrimediabile dei vizi,l’onda fiorita sulle labbra di Academo, e sugli inni amabili di ghirlande mai sazie. Le donne apprezzano la crudeltà più di qualunque altra cosa,e non è dunque affatto strano che la vera e propria origine di esse sia la voluttà. E’ vero: là dove non é in gioco né amore e né il disprezzo , ogni arte della donna risulta alla fine mediocre,poiché nella vendetta,che segue ineluttabilmente a ciò che viene definito come amore,essa è sempre molto più spietata,e insensata,e consunta dalla miseria di un qualsiasi uomo. Dolce è sempre la vendetta,ma in modo particolare per quello che si ama definire il sesso gentile,ornato da ghirlande di rose,come si usa dire, e corone crespe di viole. Perché mai,d’altro canto, questa donna possederebbe l’istinto di adornarsi se non ben sapendo che ella rappresenta qualcosa di inferiore, falsamente mostrando di cedere i favori di una felicità tanto illusoria quanto poco frequente? Se tale felicità dovesse apparire facile e alla portata di chiunque,ella verrebbe perciò sdegnata, e associata alla noia: la donna diverrebbe oggetto allora di un’ immediata indifferenza,e dunque destinata a ciò che per essa è il massimo dei mali. Ogni sesso s’inganna,d’altro canto, sul conto dell’altro,e la stessa passione nell’uomo e nella donna assume realtà del tutto differenti,nella comprensione e poi nell’andamento delle cose. E’ questa la ragione per cui l’uomo e la donna non cessano mai dal fraintendersi e perché,in fondo, alla fine ciascuno non ami e non veneri che se stesso.

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