Diogene di Sinope: L’Ateo Teodoro,il discepolo di Aristippo per la sua giusta polemica verso ogni religione fu bandito da Atene

L’Ateo Teodoro,il discepolo di Aristippo per la sua giusta polemica verso ogni religione fu bandito da Atene: egli negava qualsiasi dio,e in questo fece bene. La vergogna che l’uomo prova per l’altrui immoralità, non è poi che un gradino sulla scala delle menzogne, alla sommità delle quali poi ognuno non potrà che vergognarsi della propria illusoria etica,di cui l’orgoglio feroce in un dio non ne è che la suprema mendacità. Tuttavia,e oltre questo dal canto mio, rinnego,senza rigettarla del tutto, la svalutazione assoluta che egli fece dell’amicizia. E’ben vero che ogni cosa passa,e che ogni estraneo,se benevolo,può ritenersi nostro amico,anche se per un tempo breve e limitato. Ed è anche ben vero che,chi si dice amico, ma se malevolo nel cuore,ci è poi in realtà nemico,e della specie peggiore. L’amicizia è una presenza che non potrà mai evitare al alcuno di sentirsi solo, e né anche potrà mai privare del minimo dolore dalla Natura assegnato ad ognuno, tuttavia pur senza agire,ma solo camminando potrà permettere, qualche volta, di giungere molto vicini al cuore stesso delle cose. L’amore,prima il bacio e poi le unghie di sabbie mai tanto forti come quando si armano della propria debolezza, questa tenerezza dai frutti amari, che sembra sprizzare tenebre senza sogni da un relitto che ogni mese perde sangue senza mai poi morire,ebbene questo amore non esiste affatto,ed è semmai molto più vicino all’odio che alle offerte già di per sé consumate per consuetudine. A tutte le bocche mai silenziose,alle ciglia di un paesaggio vano, alle palpebre serrate e le linfe muliebri di un sogno in fiamme e già futuro: che importanza dovervi poi attribuire? L’amicizia, Eubulo, è in genere ben altra cosa : quando vera non vacilla nello splendore e non mitiga un passato indecente,è un affetto senza morsi e senza ferite,e come una città di diaspro senza orgoglio. Eppure presta attenzione a ciò che ti dico: quando parlo dell’amicizia intendo riferirmi soltanto a quella virile. Osserva: quando gli uomini sono insieme tendono ad ascoltarsi, là dove le donne invece si guardano e scrutano,con malizia, l’una con l’altra. Se di questi diarroici peti espulsi per sempre da ogni eternità, se queste carcasse larghe di fianchi e strette di spalle che solo il delirio del desiderio potrebbe considerare accettabili, mai possono provare amicizia tra di esse,come mai potrebbero farlo nei confronti di quello,intimamente e da sempre, considerato come il loro peggiore nemico? Lasciale dunque alla loro perfidia gravida di mali sempre, alle gracili membra eternamente malaticce e alla morte che scontano mentre sono ancora in vita, e non occupartene più. Non ne vale alcuna pena. L’amicizia virile non svanisce in genere invece in un balzo solo ,ma è forte,e tenace e senza timori immaginari,ipotesi vane, e senza desideri insensati: ha spesso la bellezza del marmo e l’invocazione dell’oro. Parlo eppure come è ovvio della vera amicizia,che è rara e molto difficile da incontrare a questo mondo: in genere gli altri non sono per noi che comparse del momento, fantasmi che si diranno nostri amici finchè saremo felice e in grado di offrire loro doni, ma che ci abbandoneranno quando inevitabilmente verrà il brutto tempo. Dunque che tu abbia,o non abbia al momento beni e denaro,fanne comunque richiesta a chi ti si professa per amico: potrai così valutare secondo ragione, verificando e mettendo alla prova che ben pochi,o forse quasi nessuno,lo è davvero. I beni degli amici,di quei pochi veri, sono invece in comune: ecco perchè chi ne conosce il valore,si afferma, possiede in realtà ogni cosa. Questa amicizia si accresce dei suoi stessi doni cinta,e chiusa in una stanza,dell’azzurro in uno scambio infinito di alghe,di echi marini e dei voti che precedono il silenzio di ogni sera, come quella stessa che adesso sta per giungere alla mia porta. Eppure,eppure anche su questo, non farti illusioni: non esiste al mondo nulla che,come ogni cosa non invecchi,si alteri o deperisca. A causa del Tempo quando l’ira per una ragione o l’altra non la rovini,e anche quando ciò non avvenga,la stessa amicizia alla fine invecchierà e sarà,come ogni cosa,soggetta al sopraggiungere inevitabile della consunzione di ogni tramonto. Come per le mie parole,e similmente ad ogni cosa,non fare affidamento a niente: la morte di ogni cosa non ha affatto lati solo negativi, è invece una festa e il punto d’arrivo,che dovrebbe pervaderci di un infinito rallegramento. Nessuno guarisce dalla malattia dell’essere nato se non per il tramite della fine di tutto: rallegrati,e non sii altro dunque che luce e guida a te stesso.

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