Diogene di Sinope: Ne abbiamo spesso parlato,passeggiando mano nella mano lungo i portici affollati,tra i tramonti divampanti di folgori oppure tra i campi soavi delle corone di mirto

Ne abbiamo spesso parlato,passeggiando mano nella mano lungo i portici affollati,tra i tramonti divampanti di folgori oppure tra i campi soavi delle corone di mirto,per il desiderio che ne mostravi. Il suicidio non è che un atto di impazienza, ti dissi, non è che il provare a raccogliere il buio tesoro di foglie e di favole tristi prima che, inevitabilmente,giunga il tempo assegnato. Una volta io stesso ero sempre solito chiedermi davanti ad ogni morto: alla fine a cosa gli è mai servito il nascere?, eppure e tuttavia adesso,e in questo stesso attimo, mi pongo la stessa domanda davanti ad ognuno che sembra essere vivo nel corpo poiché ,almeno nella stessa vita, a nessuno è dato di morire per due volte al medesimo tempo. Abbandonare un mondo che si è messo così di buon grado nel donarci ogni possibile dolore,tristezza e angoscia non è forse poi,in se stesso, un gran male: eppure rifletti. Solo chi alla fine ama in fondo la vita ricorre a tale mezzo,non potendo far altro e non avendo più scampo all’orrore delle proprie sofferenze : ma chi,come me non ha invece mai avuto alcuna ragione per vivere,perché mai dovrebbe averne qualcuna,anche se una sola, per morire? La felicità improvvisa stessa spinge talvolta al suicidio, esistendo solo fintanto finché dura,e poi per il timore d’essere persa: essa difatti per molti è una sensazione tanto inusuale che appena la si prova ne sorge una sorta di presagio, per subito interrogarsi su tale nuovo stato, ma già nella certezza ,e come inevitabilmente sarà,del peggio. Chi sa,conosce e dunque prevede la sicurezza e il rigore delle cose,e perciò al contrario non se ne dà poi gran pensiero, Ogni suicidio,del resto,è sempre invisibile: l’uomo si nutre, beve e cammina, simile ad un ubriaco calpestato da cavalli impazziti. Chi non sa ritiene, e solo per ciò, che egli sia vivo: eppure io conosco, e ho sempre saputo, con un riso interno, che esso è in errore,e che in realtà è già morto. Senza l’opportunità, in ogni attimo possibile, del suicidio io stesso credo che avrei posto fine alla mia vita già molto tempo fa: ma so anche che l’essere in vita non è altro che un sogno, il quale poi non ha relazione con alcuno. Ora amo il mio destino,ho detto a volte solo per provare le menzogne e i segreti del mio simile: chi mai lo vorrebbe essere? Mai, e come mi attendevo, ricevetti alcun consenso. Di fatto non c’è alcun modo di provare che sia preferibile l’essere, nei ruoli di volta in volta ricoperti sul teatro della vita, al non essere poichè nulla si crea,e in effetti nulla definitivamente si distrugge: anche la morte volontaria non può dunque creare che una trasformazione nell’aspetto e nelle sembianze,ma non nell’essenza. L’individuo può anche morire,ciò è indifferente agli occhi della Natura,eppure oltre questo il sole continuerà ad ardere senza interruzione in un eterno splendore e la rissa dei venti a stremare i rigurgiti d’acqua marina. Lo vedrai, con il tempo e l’età ti abituerai al disgusto di vivere: ci si può suicidare o meno,da uomo non condanno niente,eppure tale atto non cambierebbe nulla,se non per un’anticipazione di quello che è comunque ineluttabile. Se non si vuole e desidera più nulla,si è già come un albero morto,solitario in una brughiera coperta di neve e dentro una notte senza stelle: si è già dunque già morti,prima del tempo e prima che la morte possa atterrirci con i suoi vani timori. Chi si suicida,alla fine, non è se non chi abbia preso ,con un lieve anticipo, la morte di sorpresa,con un anticipo tanto breve da essere simile alla rugiada tra i fiori di loto, E’ vero, il pensiero del suicidio è spesso un energico mezzo di conforto,quando non ci si possa più appigliare ad altro,ma poi alla fine,e sopra ogni cosa: liberarsi della vita per propria mano sarebbe come privarsi del piacere di riderne. Merita essa davvero una tale importanza,nel paese dovunque presente in cui la solitudine è regina e l’occhio è già proteso,prima del tempo,verso la notte suprema?

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