Diogene di Sinope: Avvolto nel logoro doppio mantello, ho agitato, in pieno giorno, una lanterna

Avvolto nel logoro doppio mantello, ho agitato, in pieno giorno, una lanterna. Lo ho cercato con una luce di cera senza mai trovarlo. Io non amo l’uomo,lo sai,i passi mirabili della sua ragione, le azzurre  stigmate e la sabbia dei suoi deliri mentre il Tempo scintilla. Tutti ti deluderanno prima o poi: è soltanto questione di tempo,lo vedrai. Chi è solo divora se stesso,nella solitudine dentro uno specchio di pietra che taglia il mondo: chi vi si immerge,invece vi viene divorato dagli altri. A te scegliere,dunque,ma sapendo che coppe,libagioni e ogni fruscio di seta e di oro non ti condurranno mai in alcun luogo,ti disgregheranno e ti lasceranno forse, soltanto l’orgoglio di essere ciò che sei. La vertigine degli uomini ormai mi è ignota,e sorrido senza simpatia,con un tenero furore privo di morsi per i loro sogni. Poichè la gratitudine pesa, là dove la vendetta reca profitto, è di solito più facile ricambiare l’offesa che il beneficio: ma ormai sono lontano,se non per qualche attimo e per qualche reminescenza tanto dall’una quanto dall’altro. La gioia è sepolta dentro di me,e a volte ritorna,con i suoi seni nudi privi di decenza,ma mai dovuta alle parole e alle sciagure di un essere stremato che non rispetto,e che non desidero,come mai ho desiderato, avere accanto nei suoi presagi ingannevoli. I secoli e i popoli sono passati,tra danze e vittorie festeggiate,tra divisioni e scambi infiniti,tra menzogne e zaffiri insopportabili: eppure poi il silenzio ha sperduto tutte le voci. La folla è madre di tiranni,te lo scrissi. L’uomo non cambierà, di questo siine certo. Fino al balzo supremo,e fino al tempo del fuoco che brucerà l’ultima goccia di sole. Chiunque aspiri a volgersi dagli abissi della noia verso lo splendore, verso tutto ciò che lo spinge dalle tenebre alla luce, non può altro che considerare chiunque trovi sul proprio cammino se non un ostacolo e un impedimento intollerabile. Tutto ciò che é profondo e delicato non può che essere estraneo,e al medesimo tempo, del tutto sconosciuto all’uomo comune, il quale gode solo di ogni giudizio ad esso favorevole là dove sembra soffrire di ognuno sfavorevole espresso sul suo conto: al contrario lo spirito aristocratico non possiede alcuna attitudine di considerazione verso la vita e il mondo degli altri, con arbitrio sempre celato. Osserva le cose: solo chi afferma di conoscere realmente il tutto e colui che invece non ne sa nulla, sembrano essere immutabili. In genere è del tutto inutile delegare ad altri quel che si possa,per vendetta o per funesti presagi, far da noi stessi con nobile arte: tuttavia l ’aristocratico da parte sua,lontano dagli uni e dagli altri uomini ,e dunque da tutti, guarda dirittamente solo dinanzi a sé, orizzontalmente e lentamente per ciò che lo riguarda. Eppure,e sempre al disotto di ciò che lo concerne,di quello che, e per diritto di nascita,non può che essere privo di una qualsiasi altra prerogativa.

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