Archive for luglio 2010

Diogene di Sinope: La semplice disobbedienza di un singolo individuo sarebbe sufficiente

31 luglio 2010

La semplice disobbedienza di un singolo individuo sarebbe sufficiente,ti ho scritto non molto tempo fa, bastevole per distruggere e poi creare. Nessuno vive al mondo se non per prepotenza: se,per la delicatezza del tuo animo non vorrai adoperarla, gli altri comunque l’adopreranno su di te. Si vuol davvero rendere impossibile a chiunque di dominare chi gli è simile? Allora è necessario che nessuno possa possedere il potere,alcun potere: e chi,in qualsiasi maniera affermi un qualsiasi stato,quello stesso affermerà allo stesso tempo l’autorità,il diritto della forza e del predominio. I princìpi umani non servono che a tiranneggiare le proprie consuetudini, a giustificarle,e il più delle volte ad onorarle nel nasconderle: è vero difatti che la ragione è la follia del più forte,là dove la ragione di chi viene detto più debole è spesso considerata miseria agli occhi del mondo. Chiunque conosca le abitudini degli uomini davvero le schiverà in ogni occasione: la solitudine,il caos delle stelle,il culmine dell’oro in fiamme questo hanno di bello, poiché tutto ciò è proprio del fulgore e del silenzio supremo verso il mondo. Ogni uomo non conoscerà la pace se non al momento della definitiva uscita dal proprio corpo, quando vi sarà quiete,quiete perfetta: eppure,anche con ciò, io non proclamo il disordine come fine ultimo delle cose. Ciò che è senza alcun ordine ha per me soltanto il significato dell’assenza di ogni potere e di ogni autorità eppure ,eppure di certo non vi sarà mai pace sulla terra fino a quando vi saranno gerarchie e i mediocri nel diritto di comandare,tra invasioni e gli stermini di villaggi e città intere durante le insurrezioni,chiunque altro . E’ vero anche ad ogni modo che la maggioranza ha il più delle volte torto, tuttavia io non intendo parlare agli schiavi già di se stessi e ignari della propria sorte,mi riferisco invece all’individuo solo, a chi ha immolato il sonno a favore delle profondità insondabili del conoscere, avido di annientamento e che con entusiasmo accetta il proprio nulla. Del resto ogni attrattiva nell’indagare sarebbe ben poca cosa, se per giungervi non si dovessero vincere tanto pudore e tanti incanti,tante balbettanti e compiacenti false innocenze: meglio dunque essere dai più considerato folle piuttosto che saggio, nei vani giudizi dell’uomo. Non credo perciò ad alcuna oclocrazia, a qualsiasi diverso governo della vile canaglia per cui la giustizia non è in realtà che il suo esatto opposto commesso con il consenso dei propri predecessori,e non credo al conflitto che potrebbe generare: ne scoraggio il ricorso, poiché quest’ultimo solitamente appare utile solo a coloro che sono sicuri di un esito favorevole,e di questo non ne ho affatto la certezza. Solo questo reputo utile: distruggere ogni stato e ogni principio di potere. Qualsiasi uomo che si rispetti non può che essere privo di patria,poiché come ogni altra attività umana anche la politica non può che compiersi sull’altrui rovina .Come Eraclito rifiutò da Dario il persiano gli onori di corte,io da Alessandro pretesi che si allontanasse dalla mia presenza per non frapporsi tra me e il sole. Qualsiasi vera libertà non può che negare qualsiasi forma di governo ,te lo ho già detto,e non risiede nello scegliere tra questo e quello, ma solo nel sottrarsi a qualsiasi imposizione prescritta. Ed è tutto.

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144. Batterton Dobyns

30 luglio 2010

Did my widow flit about

From Mackinac to Los Angeles,

Resting and bathing and sitting an hour

Or more at the table over soup and meats

And delicate sweets and coffee?

I was cut down in my prime

From overwork and anxiety.

But I thought all along, whatever happens

I’ve kept my insurance up,

And there’s something in the bank,

And a section of land in Manitoba.

But just as I slipped I had a vision

In a last delirium:

I saw myself lying nailed in a box

With a white lawn tie and a boutonnière,

And my wife was sitting by a window

Some place afar overlooking the sea;

She seemed so rested, ruddy and fat,

Although her hair was white.

And she smiled and said to a colored waiter:

«Another slice of roast beef, George.

Here’s a nickel for your trouble.»

Diogene di Sinope: Disprezza e allontana,eccetto i pochi amici,da te tutti, mio caro Eubulo

29 luglio 2010

Disprezza e allontana,eccetto i pochi amici,da te tutti, mio caro Eubulo: Eraclito di Efeso era solito affermare che uno è per me diecimila, se è il migliore. Non credere dunque a nessuno e non fare affidamento su alcuno ,ognuno devotamente simile soltanto per schiacciarti tra le menzogne di un tempo privo di fede e in una lotta insensata, in cui ogni gioia comunque verrà sepolta. Non provare mai pietà verso alcuno,poiché la pietà verso gli altri oltre che immeritata non è altro che durezza e tirannia verso se stessi. Si dovrebbe istituire il diritto di sopprimere in ogni modo, che sia lecito o meno, tutti coloro che osino in qualsiasi modo turbarci: tale distruzione di massa, per la sua liceità, dovrebbe figurare al primo posto nella determinazione di qualsiasi dettato ideale. L’uomo in ogni caso scomparirà,presto o tardi,di questo ne ho una convinzione assoluta,così come il ridicolo patto stretto da una stirpe maledetta,soltanto capace di professare un popolo, una terra, un dio e una patetica promessa. Esso alla fine, tale uomo, non è altro che un povero cranio nudo, una scimmia deforme già morta prima di nascere, una massa di carne che ha soggiornato per mesi in una latrina e tanto orgoglioso adesso da ritenersi degno di amarsi quanto di compatirsi. Che specchi di creta e di regni assopiti, simili al tronco e al lamento del tiglio che brama le fiamme! Eppure, eppure verso chiunque sia in cerca di asilo e conforto non bisogna provare compassione: la pietà è la voce dolce che ha solo sete di morire, e nessuno compiange difatti l’altro,se non per cogliere nei cieli una qualche sciagurata ricompensa. Mentre la sabbia,le scale dorate,i gradini nell’incanto della luce,l’olmo, il tiglio e il felino portano in sé la salvezza,l’uomo ne porta la perdizione,l’uomo porta in sé l’incurabile,te lo ripeto. Le fughe di massa,gli stermini di gruppo,è questa la laida anima del signore delle contrade,eterno prigioniero di se stesso. Non amarlo,mai, e soprattutto non provare verso di esso alcun compatimento. Non lo merita,e comunque sia non ne vale alcuna pena. Allontana dunque da te tutti, Eubulo! Guardo l’uomo: ormai tutto ciò che mi interessa non è altro che cogliere nel suo aspetto consueto di ogni giorno la morte che continua a lavorare dentro di esso. Attimo dopo attimo, in ogni infinitesimale frazione del tempo è un poco della sua vita che se ne va: e questo,da solo, è un fatto che mi riempie di gioia. Non sono mai stato affabile verso alcuno,solo perché non ho mai potuto provare,e a ragione, altro che disprezzo verso la maggioranza degli uomini. Io non amo dare consigli,lo sai,ma questa volta mi permetto un’eccezione,per l’amicizia che ti porto,e per l’affetto e nulla di più. Quando resterai senza di me, quale luce ti sarà recata da altri, quale ombra rimarrà di quanto ti ho scritto? E’ questo il mio cruccio, ma non posso del resto dirti che questo: distruggi tutto e tutti dentro di te. Non occuparti di alcun affanno legato al mondo degli uomini, ma porta dentro solo te stesso e afferma soltanto i diritti che ti sono dovuti per un’aristocrazia di nascita,anche là dove ti riterranno simile ad un sonnambulo vagante sull’orlo di un abisso. L’uomo,quello che altri dicono essere il mio simile,non contempla che ciò che pensa,e ciò che reputa,senza motivo, di essere: la sua occupazione principale è sempre comunque la distruzione, non solo di tutto ciò che lo circonda, ma anche del suo stesso simile,e che, e purtroppo,si moltiplica con tale tenacia e insistenza da aver infestato l’intero mondo visibile. Nella sollecitudine e nelle ingannevoli apparenze del suo cuore non si cela mai altro che un’insolenza molto più simile alla malizia che al sorriso puro di un’anima,che ami e che vegli. Volgiti piuttosto al cielo che arde di astri fino al mattino,e che sembra morire ogni sera in un rosato abbraccio e nei tremiti di colombe d’oro. Tutte le ricchezze di Medo e quelle di Ciro sono inutili. Chi non possiede nulla ha in genere l’opportunità di giorni lunghi. Solo il cielo aperto su di sé, la vita errante, per paese tutto il creato e per legge,soprattutto, solo e mai nient’altro che la propria volontà: non c’è altro. Con l’unica forza di cui puoi andare fiero, vivi per te stesso e solo per te stesso trova a suo tempo la dignità del morire. Senza alcun uomo accanto,in perfetta solitudine,è questa la mia promessa, abbraccerai nella carne l’onda,gli sguardi e la maschera veritiera che inebria di gioia la Bellezza senza pianto. C’è un sogno che ci sta sognando.

143. Hortense Robbins

28 luglio 2010

My name used to be in the papers daily

As having dined somewhere,

Or traveled somewhere,

Or rented a house in Paris,

Where I entertained the nobility.

I was forever eating or traveling,

Or taking the cure at Baden-Baden.

Now I am here to do honor

To Spoon River, here beside the family whence I sprang.

No one cares now where I dined,

Or lived, or whom I entertained,

Or how often I took the cure at Baden-Baden!

Diogene di Sinope: L’Ateo Teodoro,il discepolo di Aristippo per la sua giusta polemica verso ogni religione fu bandito da Atene

27 luglio 2010

L’Ateo Teodoro,il discepolo di Aristippo per la sua giusta polemica verso ogni religione fu bandito da Atene: egli negava qualsiasi dio,e in questo fece bene. La vergogna che l’uomo prova per l’altrui immoralità, non è poi che un gradino sulla scala delle menzogne, alla sommità delle quali poi ognuno non potrà che vergognarsi della propria illusoria etica,di cui l’orgoglio feroce in un dio non ne è che la suprema mendacità. Tuttavia,e oltre questo dal canto mio, rinnego,senza rigettarla del tutto, la svalutazione assoluta che egli fece dell’amicizia. E’ben vero che ogni cosa passa,e che ogni estraneo,se benevolo,può ritenersi nostro amico,anche se per un tempo breve e limitato. Ed è anche ben vero che,chi si dice amico, ma se malevolo nel cuore,ci è poi in realtà nemico,e della specie peggiore. L’amicizia è una presenza che non potrà mai evitare al alcuno di sentirsi solo, e né anche potrà mai privare del minimo dolore dalla Natura assegnato ad ognuno, tuttavia pur senza agire,ma solo camminando potrà permettere, qualche volta, di giungere molto vicini al cuore stesso delle cose. L’amore,prima il bacio e poi le unghie di sabbie mai tanto forti come quando si armano della propria debolezza, questa tenerezza dai frutti amari, che sembra sprizzare tenebre senza sogni da un relitto che ogni mese perde sangue senza mai poi morire,ebbene questo amore non esiste affatto,ed è semmai molto più vicino all’odio che alle offerte già di per sé consumate per consuetudine. A tutte le bocche mai silenziose,alle ciglia di un paesaggio vano, alle palpebre serrate e le linfe muliebri di un sogno in fiamme e già futuro: che importanza dovervi poi attribuire? L’amicizia, Eubulo, è in genere ben altra cosa : quando vera non vacilla nello splendore e non mitiga un passato indecente,è un affetto senza morsi e senza ferite,e come una città di diaspro senza orgoglio. Eppure presta attenzione a ciò che ti dico: quando parlo dell’amicizia intendo riferirmi soltanto a quella virile. Osserva: quando gli uomini sono insieme tendono ad ascoltarsi, là dove le donne invece si guardano e scrutano,con malizia, l’una con l’altra. Se di questi diarroici peti espulsi per sempre da ogni eternità, se queste carcasse larghe di fianchi e strette di spalle che solo il delirio del desiderio potrebbe considerare accettabili, mai possono provare amicizia tra di esse,come mai potrebbero farlo nei confronti di quello,intimamente e da sempre, considerato come il loro peggiore nemico? Lasciale dunque alla loro perfidia gravida di mali sempre, alle gracili membra eternamente malaticce e alla morte che scontano mentre sono ancora in vita, e non occupartene più. Non ne vale alcuna pena. L’amicizia virile non svanisce in genere invece in un balzo solo ,ma è forte,e tenace e senza timori immaginari,ipotesi vane, e senza desideri insensati: ha spesso la bellezza del marmo e l’invocazione dell’oro. Parlo eppure come è ovvio della vera amicizia,che è rara e molto difficile da incontrare a questo mondo: in genere gli altri non sono per noi che comparse del momento, fantasmi che si diranno nostri amici finchè saremo felice e in grado di offrire loro doni, ma che ci abbandoneranno quando inevitabilmente verrà il brutto tempo. Dunque che tu abbia,o non abbia al momento beni e denaro,fanne comunque richiesta a chi ti si professa per amico: potrai così valutare secondo ragione, verificando e mettendo alla prova che ben pochi,o forse quasi nessuno,lo è davvero. I beni degli amici,di quei pochi veri, sono invece in comune: ecco perchè chi ne conosce il valore,si afferma, possiede in realtà ogni cosa. Questa amicizia si accresce dei suoi stessi doni cinta,e chiusa in una stanza,dell’azzurro in uno scambio infinito di alghe,di echi marini e dei voti che precedono il silenzio di ogni sera, come quella stessa che adesso sta per giungere alla mia porta. Eppure,eppure anche su questo, non farti illusioni: non esiste al mondo nulla che,come ogni cosa non invecchi,si alteri o deperisca. A causa del Tempo quando l’ira per una ragione o l’altra non la rovini,e anche quando ciò non avvenga,la stessa amicizia alla fine invecchierà e sarà,come ogni cosa,soggetta al sopraggiungere inevitabile della consunzione di ogni tramonto. Come per le mie parole,e similmente ad ogni cosa,non fare affidamento a niente: la morte di ogni cosa non ha affatto lati solo negativi, è invece una festa e il punto d’arrivo,che dovrebbe pervaderci di un infinito rallegramento. Nessuno guarisce dalla malattia dell’essere nato se non per il tramite della fine di tutto: rallegrati,e non sii altro dunque che luce e guida a te stesso.