Diogene di Sinope: Tutto è furto,inganno e menzogna nel mondo degli uomini

Tutto è furto,inganno e menzogna nel mondo degli uomini,e contro vi ho sempre levato le ingiurie più spaventose che mai siano uscite dalla bocca di un accusatore. Esso ha scavato in me delle rughe che non si cancelleranno: avere poi una realistica,e dunque pessima opinione degli uomini è del resto la forma più alta di saggezza e di virtù. Chiunque abbia realmente vissuto e profondamente pensato, questi non può altro che disprezzare il proprio prossimo : ne riparleremo, ma è comunque inutile farsi illusioni. L’uomo comune, quello malizioso, traditore e insignificante che si incontra ad ogni passo è falso,sempre, dissimulatore e disposto a tutto pur di raggiungere i propri fini meschini, a tutto disposto pur di trarre un proprio beneficio, e per ciò mai nell’esito di procurare danno ad altri. Per anni interminabili percorsi le strade di Atene in pieno giorno, con una lanterna in mano,alla ricerca di un uomo,che nulla avesse in comune con l’idea dell’uomo e non riguardasse altro che uomini concreti: eppure non ne trovai mai alcuno. Fortunatamente l’’omicidio è sempre più fiorente,e qualunque motivo o pretesto sembra ormai buono per sopprimere il proprio simile, che a causa solo della propria depravazione non lascia mai nulla d’intatto dietro di sè, facendo di ogni verità una menzogna e di ogni bellezza un’ eterna infamia dello spirito. Ciascuno ha ciò che si merita,lo ho detto e lo ripeto: e questo è tutto. E’ inutile farsi illusioni. La violenza,il lucro e la protervia, questo è l’uomo che inganna l’uomo con parole melliflue, simile alla bionda Atalanta dai gesti vani. Non esistono dee,te lo ho detto molte volte, cinte di viole e miele denso sull’altare ricoperto di musica,di ghirlande e fiale di balsamo. Ascolta queste parole,amico mio,e per mio affetto,conservale. Se la libertà ha un qualche significato, allora ciò giustifica il diritto di dire a tutti,e a maggior ragione agli amici, cose che non si vorrebbero sentire. Sono scampato a molti affanni,ma altri,e troppi,ho dovuto affrontarne, e rimangono un cruccio adesso per me,sapendo che è pronto il tempo della mietitura, come per la stessa vergine figlia di Iasio. Ciascuno sa bene che la propria nascita è un caso, un incidente risibile agli occhi dell’universo, eppure si comporta come se essa fosse un evento straordinario, indispensabile al funzionamento e all’equilibrio del mondo : e del resto la prova migliore di quanto affermo sta nell’’impossibilità di trovare un solo popolo, o anche una singola massa , in cui la nascita provochi,come è giusto che sia, ancora lutto e lamenti. E di tutto ciò, dall’ alto della mia anfora non ne ho mai scorto che la nullità,la falsa deferenza più velenosa delle mosche. Il passato è angusto e la fronte altera sempre la corona di quella gloria a buon mercato. Ma tu sai, che dal canto mio io non conosco la schiavitù: nessuno mi vende,e nessuno del resto esiste che vorrebbe comprarmi. Ricordo solo Antistene,che non voleva accogliere nessuno come discepolo e che più volte mi respinse : in un’occasione egli, e quante volte ti ho raccontato questo avvenimento,mio caro Eubulo!, allungò il bastone contro di me,ma io porgendogli la testa dissi solo: colpisci pure, poichè non troverai un legno così duro che possa farmi desistere dall’ottenere che tu mi dica qualcosa, come a me pare che tu debba. E’ l’unica eccezione nella mia vita. Per il resto ed ora ,uscirò da solo,stanotte,senza proteste d’amicizia o di amore,dopo aver varcato l’onda e il peso degli affanni. E me tornerò a casa all’alba,solo, senza ricchezza e senza aver consultato alcun profeta. L’uomo,ogni uomo, non secerne che disastro,e chiunque avendo a lungo frequentato il proprio simile si faccia ancora delle illusioni sul suo conto non può altro,senza possibile redenzione, che essere definito un folle. Dentro di me sentirò soltanto il profumo di vino che sa di fiore e l’acqua dolce,per divenire preda di niente,di niente altro che del dolce sonno.

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