Diogene di Sinope: Scrivo di tanto in tanto,quando ne ho desiderio

Scrivo di tanto in tanto,quando ne ho desiderio,o perché il trascorrere del tempo sembra non debba mai finire. Scrivo per me stesso,e non mi aspetto niente. Da nessuno. Le angosce succhiano il cuore,con uno strascico tra la morte gelida e la notte pensosa,e non fanno altro. L’ultimo atto sarà il più breve tra quanto dirò : solo una rissa tra gli ultimi dadi della vita,carri crollati nella polvere e il sonno dolce dell’oblio. Non aspettarti altro da me, Eubulo. I conviti degli uomini,le feste dei beati hanno ora per me ancora meno importanza di quanta ne ebbero in passato: voglio dirti che non ne hanno nessuna,anche se più degni di meraviglia che di cura. Una volta Alessandro, per farsi gioco di me, mi mandò un vassoio pieno di ossi,che io accettai però mandandogli a dire: degno di un cane il cibo, ma non degno di re il regalo, Vedi? Prima che venga il buio nulla è dovuto, niente è più importante del tempo che mi resta, di me che spesso fui senza città, senza tetto, bandito dalla patria, mendico, errante,  e alla ricerca quotidiana di un tozzo di pane. Eppure mai mi sono abbassato nel provare una qualche riconoscenza,verso chiunque: non è forse umiliato chi riceve? Qualsiasi uomo non è propenso al bene: quale dio ve lo spingerebbe? E l’ingratitudine non è dunque un vizio, è anzi la virtù delle anime fiere: se la pietà, che umilia chi ne è affetto, si trasforma in un fardello, con quale diritto si vieta a chi lo porta di sbarazzarsene? E’ per tutti un piacere l’innalzarsi sopra il proprio simile e,come ho sempre affermato io non sono affatto, dunque anche in questo, forse migliore ma mai peggiore di altri. Niente è più abominevole della compassione,retaggio di tutti i deboli,i malriusciti e gli infami di questo mondo,creata al solo scopo di giustificarne i passi di creta su una terra già di per sé abominevole. Ecco,più che mai ho ora necessità di riposarmi dall’inutile fatica che da sempre mi ha recato il prossimo: artifizio, gioco di colori e volontà della menzogna a qualsiasi costo, a me da sempre procuratore di fastidi inenarrabili! Il vero folle è l’uomo comune che si ritiene tale solo perché conformatosi al proprio simile rimpicciolito, a quella varietà ridicola di animale da branco che ama così come odia, senza gradazione, sino al dolore e alla malattia. Ma alla fine e poi,che importanza può mai avere l’ intera anima umana e i suoi confini? Ecco: la rupe si protende in una conchiglia di mare,e il mare stesso,sepolto sui prati di Coronea tra pietre nude prosciugate e dure,ha l’occhio più breve del sonno.

4 Risposte to “Diogene di Sinope: Scrivo di tanto in tanto,quando ne ho desiderio”

  1. mukele Says:

    I complimenti, per un brano come questo sono inutili. Sono davvero colpito da come sei riuscito a dare al tutto l’aspetto credibile di un filosofo antico, anche se più che Diogene parrebbe uscito dallo stilo di uno stoico.
    Ineccepibile il senso dei periodi, le pause e l’intera composizione.
    Chapeau.

  2. adierre Says:

    Sono lieto che il testo sia stato di suo gradimento. Se desidera leggere l’opera per intero,può andare su:
    http://www.adierre-artgallery.com
    dove troverà il testo in home page. Naturalmente,come sa, Diogene non scrisse mai nulla,e tutto è dunque opera di ‘fantasia’,o meno romanticamente, dato ‘il soggetto’ in merito,di ‘immaginazione’. La saluto cordialmente.

  3. mukele Says:

    Innanzitutto delle scuse per il mi tutoyer. Pensavo fosse d’uso in rete. Nella realta sono uno che rilascia il “tu” solo di circostanza, poco convinto e con la netta sensazione di invadere una sfera intima. Forse però il “tu” mi è nato spontaneo dal sentire nei suoi scritti, un’affinità (confermata poi facendo un giro nel suo sito). Ho ritrovato maestri a me cari (Klee, Matisse e Bach,) e sopratutto il richiamo allo zen.
    Non sono un pittore ma ho sempre amato l’arte figurativa. Sarei curioso, a tal proposito, di conoscere le sue idee sull’arte d’avanguardia oggi. Intendo se abbia ancora un suo siglificato e quale sia la maniera corretta di approciarsi.
    Ricambio i saluti e attendo una sua risposta

  4. adierre Says:

    E io la risposta gliela fornisco,con molto piacere. Le ‘affinità elettive’,per dirla con Goethe,sono rarissime e se,o perchè fortuite o perchè dovute al Fato (che nulla c’entra con dio,la pretaglia e ‘qualche’ laido insetto che,di tanto in tanto osa scrivermi),e se,trovate,non bisogna mai perderle,per quanto possibile. Se lei ha caro Klee o Matisse,già,e solo per questo,lei è caro a me. In questo caso,poichè non amo la pubblicità e il ‘troiaio’ (mi perdoni la volgarità del termine) proprio di ogni blog,le comunico l’indirizzo della mia posta elettronica:
    info@adierre-artgallery.com
    tale indirizzo è di pubblico dominio,e in esso ricevo centinaia di comunicazioni al giorno,che però cancello immediatamente,senza neppure leggerne il testo. Se vuole mi scriva (NOTI BENE! in oggetto): DA CARLO CONGIA,salverò il suo messaggio e lo leggerò senz’altro,rispondendole in ogni caso. Mi farà piacere,credo,intrattenere colloqui con lei,anche se solo virtuali,e scambiare delle opinioni. Io,dal canto mio, so solo una cosa (e lei penserà,giustamente,al divino Socrate): so di non sapere nulla,e che,molto probabilmente (a differenza della pretaglia e dei suoi immondi scorpioni) mai saprò nulla,fino all’ultimo respiro. Il cielo è blu e i tetti delle case,rossi: vedo l’alba e i tramonti,colorati di arancio e di rosa,ma,oltre a questo,non so nulla,e dunque niente posso insegnare a nessuno,mai e in ogni tempo. Sono solo luce e guida a me stesso,attimo dopo attimo,senza sapere quello che avverrà. Sono,e lo ho detto tramite Diogene,soltanto un uomo,un essere umano,e niente di più. Non si preoccupi per il lei-o-tu: qualcuno,come nello ‘you’ anglosassone,usa indifferentemente,anche il ‘voi’. Ma,nella vita,e nelle essenze delle cose,non è questo che conta. Quello che importa è conoscere noi stessi,in una conoscenza forse ‘impossibile’ ma che poi, e in fondo,sappiamo avvenire prima o poi. Cordialmente, Antonio

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