Diogene di Sinope: Guardo il mio funerale,che non ci sarà

Guardo il mio funerale,che non ci sarà,poiché ho ordinato di essere arso,e che le la mia polvere sia per sempre dispersa al vento: con l’età ci si abitua ad ogni terrore e non si fa poi più niente per liberarsene,come per un silenzio improvviso nel mezzo di un convito e come per qualsiasi dispiacere che abbia smesso di stupirci. Soprattutto,non desidero sguardi incantati e carogne,tra scorpioni,ragni e teschi attorno a quello che sono. E quello che fui. Chi ha desiderio d’essere il mio destino,docile alla premura di piacermi? Nessuno,ne sono certo, lo vorrebbe! E così mai,dal canto mio, ho io amato e né tenuto in alcuna considerazione i pensieri e soprattutto le parole, non differenti da un sogno scritto sull’acqua, di chi mai mi fu in nulla simile. La vita non è davvero altro che brezza e le foglie secche di carne opaca che per un attimo si agita sulla scena di un teatro vuoto ,e che poi non significa nulla: alla fine,se non per quanto è designato dalla Natura, né il corpo e né altro sono in facoltà nostra, poichè l’uomo tutto intero, e sempre, e senza dubbio, è e sarà in potestà solo della fortuna. Non affliggerti dunque, la vita stessa non è altro che un disperato e inutile tentativo di resistenza al non possibile dal cuore sospeso, nei passi ineffabili tra cui si traversano i giorni. Ho sentito dire di coloro che abitano al di là del Giordano e di dodici tribù formate da un gruppo di pastori senza nome: ribelli alle giuste dominazioni inflitte e composto da membri la cui legge prevede la povertà e l’inutile preghiera per la salvezza della propria anima: tuttavia tutti costoro non meritano che la fine, e per un’assoluzione che sia definitiva. All’ombra del tiglio il mio spirito riposa sotto l’Albero della Conoscenza,senza culto della piaga e di questi cospiratori di fame e della sete. E’ necessario rendere l’uomo,per colpa e punizione, infelice più di quanto già lo sia, questa in ogni tempo fu la logica di ogni sacerdote: l’uomo ha necessità di soffrire, e deve tanto soffrire così da avere sempre bisogno della sua guida e del suo giudizio. Tuttavia,ed è vero, senza mai partire dagli istinti più vili, più subdoli e dai più bassi alla fine,senza alcun presagio, un aristocratico disprezzo non ci nuoce mai,rende invece viva la vita e a volte ispira vendetta,là dove la pietà uccide, ed indebolisce ancora di più la nostre forze stremate. Gli uomini medesimi non hanno forse inventato la guerra,per dividere i popoli,e in modo che essi stessi possano annientarsi a vicenda? Il mio inesistente simulacro di brividi bianchi è inamidato da stelle,dai pianeti già morti,e i racconti del bel Eubulo tra i falò dei canti delle cetre dal suono senza fondo. E,per adesso, questo è tutto quanto mi basta.

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