Un sacerdote americano negli anni ’50 violentò almeno 200 bambini sordi: non fu mai sanzionato né punito. Corriere della Sera,dagli Usa accuse a Ratzinger

Qualcuno dalla volta cranica notevolmente ridotta per volontà imposta dalla Natura, ha stupidamente (il riferimento è ovvio: si tratta del PORCODIO BASTA!,foto liberamente tratta da ‘divertenti.org’) ritenuto di potermi irritare con un laconico,quanto patetico: ‘Porco Buddha!’. Tale risibile valutazione fatta da un deambulante anoressico,anche se subito eliminata, del resto e contro le stesse intenzioni,non mi ha disturbato affatto (buddha cristo geova,sono solo nomi e,dunque, e in quanto tali che importanza possono mai avere?), ma solo reso conto,ad ennesima e infinita conferma, di ciò che solitamente è, nel corpo e nello spirito, chi ritiene (o per meglio dire: ‘chi riterrebbe’: dico questo solo perché IO,e il parere altrui,qualsiasi parere non avrebbe per me più valore di una qualsiasi deiezione, NON LO VOGLIO) d’essermi simile. A tale qualcuno dedico dunque un articolo,tratto dal Corriere della Sera,citato testualmente,e senza aggiunte ed omissione alcuna, AMEN ossia “certamente” e “in verità” : ’ Le gerarchie ecclesiastiche non presero le misure necessarie contro un religioso del Wisconsin che aveva abusato sessualmente di qualcosa come 200 ragazzini di un prestigioso istituto per sordi; e questo nonostante i vescovi americani avessero ripetutamente avvertito la Santa Sede che la vicenda avrebbe potuto creare grave imbarazzo alla Chiesa. È quanto emerge da documenti ecclesiastici in possesso pubblicati dal New York Times. Dalla corrispondenza interna dei vescovi del Wisconsin al cardinale Joseph Ratzinger, futuro papa Benedetto XVI, risulta – scrive il quotidiano – che le autorità ecclesiastiche, mentre discutevano se il sacerdote dovesse essere sconsacrato, avevano come «principale preoccupazione quella di proteggere la Chiesa dalla scandalo» (tutti i documenti sul sito del Nyt). Le norme della Chiesa non hanno «mai proibito la denuncia degli abusi sui minori alle autorità giudiziarie» è la posizione espressa dal Vaticano sul caso, attraverso padre Federico Lombardi. L’Osservatore Romano da parte sua difende il Pontefice, definendo le accuse del New York Times un «ignobile intento di colpire» Benedetto XVI. «Come si può facilmente dedurre anche leggendo la ricostruzione fatta dal New York Times, sul caso di padre Murphy non vi è stato alcun insabbiamento» afferma il quotidiano vicino alla Santa Sede. LA VICENDA NEGLI ANNI ’50 – Il caso è quello di un sacerdote americano, padre Lawrence C. Murphy, che lavorò in una rinomata scuola per sordi tra il 1950 e il 1974. Nel 1996 il cardinale Ratzinger, alla guida della Congregazione per la dottrina della fede, non rispose a due lettere sulla vicenda inviate dall’arcivescovo di Milwaukee Rembert G. Weakland. Dopo otto mesi il suo vice, cardinale Tarcisio Bertone, oggi segretario di Stato vaticano, incaricò i vescovi del Wisconsin di avviare un processo canonico segreto che avrebbe potuto portare all’allontanamento di padre Murphy. Ma Bertone, secondo il quotidiano, fermò il processo dopo che padre Murphy scrisse personalmente al cardinale Ratzinger spiegando che non avrebbe dovuto essere messo sotto processo perché pentito e in cattive condizioni di salute: «Voglio semplicemente vivere quello che mi resta nella dignità del mio sacerdozio», scrisse padre Murphy, prossimo alla morte. Il quotidiano ha ottenuto i documenti, tra cui le lettere tra i vescovi e il Vaticano, dagli avvocati che rappresentano i cinque uomini che hanno avviato quattro diverse cause contro l’arcidiocesi di Milwaukee. Padre Murphy non ricevette mai punizioni o sanzioni, ma fu trasferito in segreto in varie parrocchie e scuole cattoliche ed è morto nel 1998. «VITTIME VULNERABILI» – Interpellato dal New York Times, il portavoce vaticano padre Federico Lombardi ha spiegato che la salute precaria di padre Murphy e la mancanza di nuove accuse nei suoi confronti sono stati elementi determinanti nella decisione di non punirlo. Si tratta di «un caso tragico – aggiunge Lombardi -, che ha coinvolto vittime particolarmente vulnerabili che hanno sofferto terribilmente per quello che lui ha fatto. Abusando sessualmente di bambini che erano menomati nell’udito, padre Murphy ha violato la legge e, cosa ancora più importante, la sacra fiducia che le vittime avevano riposto in lui». «Durante gli anni ’70 – spiega ancora il portavoce vaticano -, alcune delle vittime di padre Murphy hanno riferito i suoi abusi alle autorità civili, che investigarono su di lui a quel tempo; comunque, secondo le notizie riportate, quell’indagine fu lasciata cadere. La Congregazione per la dottrina della fede non fu informata dei fatti fino a venti anni dopo». «MAI PROIBITO DENUNCE» – Sui motivi per i quali padre Murphy non sia mai stato punito riducendolo allo stato laicale, il portavoce ha risposto che «il diritto canonico non prevede punizioni automatiche, ma raccomanda che venga condotto un giudizio non escludendo anche la maggiore pena ecclesiastica, la riduzione allo stato laicale». Ma, sottolinea, le norme della Chiesa non hanno «mai proibito la denuncia degli abusi sui minori alle autorità giudiziarie». «È stato suggerito – continua padre Lombardi nella nota – che esiste una relazione tra l’applicazione della Crimen sollicitationis (documento del 1962 del Sant’Uffizio che stabiliva la procedura da seguire nei casi di molestie sessuali in sede di confessione, ndr) e il fatto di non aver riferito in questo caso degli abusi sessuali alle autorità civili». «In realtà – spiega -, questa relazione non esiste. Infatti, contrariamente ad alcune affermazioni circolate sulla stampa, né la Crimen sollicitationis né il Codice di diritto canonico hanno mai proibito la denuncia degli abusi sui minori alle autorità giudiziarie». Padre Lombardi rileva che «nei tardi anni ’90, dopo che oltre di due decenni erano passati da che l’abuso era stato riferito ai dirigenti diocesani e alla polizia, la Congregazione per la dottrina della fede fu interessata per la prima volta della questione di come trattare canonicamente il caso Murphy. La Congregazione – aggiunge – fu informata della questione perché essa coinvolgeva l’adescamento nel confessionale, che è una violazione del Sacramento della penitenza. È importante notare che la questione canonica sottoposta alla Congregazione non era collegata a nessuna potenziale procedura civile o penale contro padre Murphy». «MORì QUATTRO MESI DOPO» – «Alla luce del fatto che padre Murphy era anziano e in salute molto precaria, e che viveva in isolamento e senza altre accuse di abusi riferite in oltre venti anni, la Congregazione per la dottrina della fede suggerì che l’arcivescovo di Milwaukee valutasse di affrontare la situazione, ad esempio limitando il pubblico ministero di padre Murphy ed esigendo che egli accettasse la piena responsabilità della gravità dei suoi atti» afferma ancora padre Lombardi -. Padre Murphy morì approssimativamente quattro mesi dopo, senza che altro accadesse»’.

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