Da Kyon al discepolo di Nausifane

Per tutto il medioevo,su indicazione dei padri della chiesa,l’ Epicureismo fu sinonimo di ateismo, di lascivia, di eresia (motivo questo che, già da solo,e non lo è, lo renderebbe tanto caro): nell’inferno dantesco,X,15, solo per citare un esempio nell’oltretomba gli epicurei sono considerati gli eretici per antonomasia: ‘che l’anima col corpo morta fanno’. Diogene Laerzio è  noto come autore di un’opera in dieci libri: Raccolta delle vite e delle dottrine dei filosofi. In essa esamina 83 figure di pensatori, dai Sette Sapienti a Epicuro, dove dispone le informazioni per scuole filosofiche, rispettando le successioni degli capi delle scuole filosofiche fissate dalla tradizione: tra cui  Le Vite dei filosofi – Libro VI: Antistene, Diogene di Sinope, Monimo, Onesicrito, Cratete di Tebe, Metrocle, Ipparchia, Menippo e Menedemo (cinico), e Libro X: Epicuro. ‘Diogene non dichiara esplicitamente la sua appartenenza a una determinata scuola filosofica; tuttavia dai giudizi espressi in alcune biografie traspare un’ostilità verso forme di pensiero superstizioso, la sua simpatia nei confronti di Epicuro e la sua difesa della scuola cinica’. Leggendo al momento un interessante testo di Michel Onfray (Cinismo),tra cui rilevanti articoli intitolati: Principi per un’etica ludica, I giochi del filosofo-artista e Strategie sovversive (solo per citarne qualcuno), mi è rinato il desiderio di annotare (frammentariamente e,come mi è consueto,in modo niente affatto accademico) qualche lato del pensatore di Samo, discepolo di Nausifane, e il più,tra tutti,avversato dai seguaci dell’immondo pietro e dell’ebreo crocefisso, sulla base di un’errata (e come di solito: strumentale) interpretazione edonistica che,della filosofia,ne avrebbe costituito elemento portante e principale. Ovviamente,e come sempre,niente di più falso. Il rifiuto,esplicito,di ogni pregiudizio,e con esso ogni superstizione (soprattutto se religiosa),era al contrario solo diretto alla ricerca di un’esistenza semplice,del tutto umana e nobilmente appartata: cosa di più contrario,nella semplice Verità delle cose,dal 1235,con Gregorio IX all’inaugurazione dei ‘fasti’ papali? Legalmente parlando,poiché ‘l’autore della bestemmia può essere chiunque, anche un ateo’,e poiché:’è illecito bestemmiare contro Dio, non contro la Madonna e i santi’, per (e solo per questo) data inutilità della cosa,nessuna maledizione verrà profferita nei confronti di santi e Miryam, e neppure nei confronti di alcun (giudaico o zoroastriano che sia) Dio ma solo verso gli epicurei dèi, indifferenti alle vicende umane e chiusi nella loro astrale,quasi si direbbe fastosa e clericale, perfezione. Antonio Della Rocca

2 Risposte to “Da Kyon al discepolo di Nausifane”

  1. giafur Says:

    “Gli oltremondi mi sembrano subito contromondi inventati da uomini stanchi, sfiniti, essiccati dai ripetuti viaggi tra le dune o sulle piste pietrose arroventate. Il monoteismo nasce dalla sabbia.”

    Michel Onfray, Trattato di Ateologia, 2005

  2. adierre Says:

    Michel Onfray: ‘Il regno dei cristiani non è di questo mondo, certo, ma per quale motivo trascurarlo quando per giunta permette il fasto, l’oro, la porpora, l’argento, il potere, la potenza, tutte virtù evidentemente dedotte dai messaggi del figlio del falegname?’.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: