Perché me ne sono innamorato: Nello stretto cortile, Attila József

Nello stretto cortile, lentamente,

come dal fondo di un pozzo, ora la luce

ritira la sua rete.

Già l’ombra ha sommerso la nostra cucina.

Sui cenci oleosi del cielo

si ferma e sospira la notte;

poi scende dalla città nei sobborghi,

poi si incammina attraverso la piazza

ed accende un po’ di luna, che arda.

L’umidità fruga nel buio,

fa piombo la polvere della strada.

La bocca dell’osteria vomita una luce guasta;

la sua finestra ha un riflesso di pozzanghera.

Tutto è umido, tutto è pesante.

La muffa disegna la carta

geografica dei paesi della miseria.

Il tuo vento umido e appiccicoso è come

lo sventolio delle lenzuola sporche,

o notte!

Penzoli dal cielo come sulla fune il cotone sfilacciato,

come sulla vita la tristezza,

o notte!

Grave è la notte! Pesante è la notte!

Così dormo, o fratelli, pure io.

Che la sofferenza non morda l’anima nostra,

né il corpo ci pizzichino le cimici.

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