Gilles Deleuze: il Dolore, ma quali problemi?

Gilles Deleuze,esponente della Nietzsche-renaissance,ebbe tra l’altro ad affermare:’Dio non è un problema: l’inesistenza,o anche la morte di Dio non sono problemi,ma al contrario condizioni che devono essere considerate come date,perché possano emergere i veri problemi’. Pur condividendo l’asserzione relativa ad Hegel, Husserl e soprattutto Heidegger: “una scolastica peggiore di quella medievale” (secondo quanto detto da Deleuze a Claire Parnet),non amando lo ‘strutturalismo’ e in modo particolare (a differenza di Camus) detestando Jean-Paul Sartre, e la sua fellatrice,Simone de Beauvoir,la puttana femminista ante-litteram Lucie-Ernestine-Marie Bertrand,mi chiedo: quali ‘veri problemi’? La puttana scrisse di se stessa (S. de Beauvoir, La forza delle cose,sic!):’ Con i tacchi bassi, i capelli tirati, somiglio ad una patronessa, ad un’ istitutrice…. Sono una pazza, una mezza pazza, un’eccentrica. […] Ho abitudini dissolute; una comunista’. Che importanza dare a simili individui (…’dai tacchi bassi’,fatto,questo,cosmologicamente rilevante),simili al Jerry Rubin,già citato,a queste e a tutte le canaglie dello Spirito,qualunque ne siano le asserzioni ‘di base’?  Quali veri problemi? ‘Mentre ancora vivo,io -… Io,ma anche voi,ed è solo questione di tempo (molto poco tempo,nel computo delle verità universali),che lo si creda o meno,questo non ha alcuna importanza,siamo già morti…- sono già morto,e dunque nulla che sia umano può alla fine,realmente,toccarmi’,ho scritto il 23 gennaio,parlando di Poe, nell’articolo: alle cinque del mattino del 7 ottobre 1849. Quali veri problemi,dunque?: non ci sono in effetti,veri problemi,se non strumentali. Soprattutto se intentati da cattolici e comunisti (il che,poi,è lo stesso,se non per mere differenze cronologiche e,diremmo, esclusivamente ’storiche’): la condizione universale è questa,e su di essa,essere umano compreso, dunque quali obiezioni opporre? Ogni cosa non è altro che il delirio di un commediante che,per nulla,si agita sulla scena,per qualche attimo in più o meno e che,comunque,alla fine,non ha alcuna rilevanza: un mio lontano parente ordinò, dopo essere morto ingoiando dei frammenti di vetro, come estremo testamento,e volle che si scrivesse sulla sua lapide:’ La Farsa è Finita’. Il 24 gennaio ho riproposto,Il Dolore, una meravigliosa poesia di Jòszef. Come per l’amico di Fabrizio,il Riccardo  suicidatosi il 26 marzo del 1980,credo che pochi conoscano (almeno in italia) il poeta ungherese morto nel 1937, all’età di 32 anni, travolto da un treno di passaggio mentre si trovava sdraiato sui binari. Quali veri problemi?

‘Il dolore è un postino grigio, silenzioso,

col viso asciutto, gli occhi d’un azzurro chiaro,

dalle sue spalle fragili pende

la borsa, il vestito è scuro e consumato.

Nel suo petto batte un orologio

da pochi soldi; timidamente sguscia

di strada in strada, si stringe

ai muri delle case, sparisce in un portone.

Poi bussa. Ed ha una lettera per te’. Antonio Della Rocca

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