Scomuniche: dal TGC 29-09-2008

Carissimi, oggi sulla Stampa è apparso il seguente articolo che vi invito a leggere: Don Gianmario è lì che li aspetta tutti, sui gradoni del sagrato di Pecetto, sulle colline torinesi. E’ lì con il Vangelo e l’acqua benedetta, gli occhiali che gli scivolano sul naso, sotto al campanile che incombe e davanti al portone chiuso della Chiesa. E’ la domenica del battesimo. Ma non è un battesimo proprio uguale agli altri. Davide adesso è ancora ai piedi della scalinata, in braccio a papà Paolo, con i suoi pochi giorni di vita e i suoi secoli di storia, mischiati insieme fra la luce e il buio, il peccato e la fede, la colpa e il merito. Quando l’avrà benedetto, dice don Negro ai due bambini che l’ascoltano con la testa obliqua e le mani in tasca, «voi aprirete la porta e ci farete entrare. Basterà una piccola spinta». «Davide potrà entrare solo perché è nato lontano da qui – raccontano i suoi parenti -, sono le assurdità della Storia». Don Gianmario si gira e a un suo gesto la famiglia comincia a salire, il papà, la mamma, i padrini, i nonni, la sorellina, i cugini, gli zii, i nipoti. Sono 52. Si chiamano tutti Bosso, come nello stemma di famiglia, come il legno più duro che ci sia, scomunicati «ab aeternum» da Papa Gregorio IX (anche se la Chiesa dice che la scomunica non esiste più), il primo gennaio del 1233, «compresi tutti i successori maschi, empi e sacrileghi nativi fra le case di Pecetto». Davide è l’ultimo discendente, nato da poche settimane e già «empio e sacrilego» come può esserlo un bambino senza peccato che non sia quello originale. Appena sarà benedetto, «in luogo adattato appositamente e non prima del sorgere, né dopo il tramontare del Sole», come recitava l’antico dispositivo della Chiesa torinese del 1571, potranno aprirsi le porte e cominciare il battesimo. Solo allora, anche a un bimbo sarà permesso d’ascoltare la parola di Cristo. Fra l’anacronismo del rito e l’incredibile suggello della Storia, si consuma anche il più arcaico dei sacramenti. Non c’è niente di più strano da vedere. Da sempre i Bosso, «per aggirare il divieto, fanno nascere i loro figli al di fuori del territorio di Pecetto», spiega nonno Michele, 79 anni, una vita fra le carte di famiglia, la casa a Porto Venere e i ciliegi di queste colline. «Così evitavano l’attuazione e l’esecuzione della scomunica». Anche oggi i Bosso continuano a vivere arroccati in questa convinzione, come appesi a una maledizione che forse non esiste più e pure con Davide hanno aggirato il divieto facendolo nascere a Segrate. Don Gianmario dice di non aver mai visto le carte antiche, ma di aver saputo della scomunica eterna dai concittadini. «Non è mai stata revocata, per farlo ci vogliono procedure lunghe ed antiche – spiega -. Ma ormai siamo tutti figli del Concilio Vaticano II, la Chiesa certe cose le ha superate». Dal Vaticano assicurano che le scomuniche «ab aeternum» non valgono più, che punire i discendenti per le colpe dei padri non è mai stato legale, neppure per i tempi bui del Medio Evo, però la vicenda dei Bosso è lo stesso straordinaria. In fondo, questa domenica diversa è cominciata in un tempo così lontano, che molto s’è già perso nelle carte, e nel sangue. Otto secoli fa. Era il 15 gennaio 1224 quando alcuni cittadini fondarono la «villa di Pezetus»: fra questi c’erano quattro Bosso. Uno di loro si chiamava Guglielmo. Qualche anno dopo, il 27 dicembre del 1232, suo figlio Obertinus fu chiamato assieme a Oddino da Ugone del Carretto, il podestà di Chieri, per punire gli abitanti del Comune di Testona che avevano bruciato alcuni vigneti di Pecetto. Oddino e Obertinus, nominati primi cavalieri, esagerarono un po’: oltre alle punizioni, dopo aver reso la pariglia e distrutto la quota spettante e qualcosa di più fra campi e vigne, bruciarono pure il campanile, e si portarono via due campane, tutti i libri, i paramenti e i vasi sacri. Intervenne la Chiesa. Va bene bruciare le vigne e distruggere i campi, ma niente campanili: contro gli autori dell’atto sacrilego, il Vicario papale della diocesi torinese, Giacomo Romanisio, inflisse la sentenza di scomunica. Pochi giorni dopo, il primo gennaio del 1233, la scomunica fu confermata da papa Gregorio IX ed estesa a tutti i discendenti maschi «empi e sacrileghi», originari o nativi in Pecetto. Nei secoli, qualcosa è cambiato, ma non tutto. Dal 1571, i sacerdoti di Pecetto, prima di impartire il battesimo ai maschi dei Bosso, davano lettura di una apposita supplica, voluta dal cardinale Della Rovere. Poi, i discendenti di Oddino e Obertinus divennero maestri d’armi e nobili, e avevano soldi e terreni. Solo che restò sempre quella scomunica. Adesso Paolo Bosso, 41 anni, direttore commerciale, ha sposato Luisa. La prima figlia, Irene, è già stata battezzata. «Lei non ha aspettato fuori dalla Chiesa», dice nonno Michele, l’ultimo della famiglia nato a Pecetto, l’ultimo battezzato solo dopo la supplica dei genitori. Adesso tocca a Davide, con tutto quello che gli appartiene senza che ne abbia merito o colpa. Don Gianmario sta spiegando che li fa attendere qui fuori, «perché quando io busso a casa di qualcuno, c’è chi viene ad accogliermi. Il primo pilastro della vita cristiana è l’accoglienza». Poi recita la formula: Che cosa siete venuti a chiederci? «Il Santo Battesimo», rispondono. «Molto bene», dice il sacerdote, «siete consapevoli di questa responsabilità? Allora la Chiesa accoglie Davide e poi entreremo nel luogo dove si riconosce la comunità cristiana perché lì c’è la presenza del Signore. Compiamo il gesto per dire nel nome di chi battezziamo Davide». Benedice con il segno della croce la fronte del piccolo. Dietro di lui i due bambini sono accanto al portone, quasi sull’attenti. «Adesso Marco e Stefano ci invitano a entrare nella Chiesa». Le porte si spalancano. Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. I cinquantadue Bosso si disperdono sulle panche. Fuori dalla luce del giorno, nella penombra della Chiesa, è come se il sacramento tornasse a essere quello di sempre. Don Negro legge San Paolo, lettera ai filippesi: «Fratelli, non fate nulla per vanità o vanagloria, ma ciascuno di voi con tutta umiltà consideri gli altri superiori a se stesso». Parola del Signore. Davide ha gli occhi aperti. Il papà lo guarda. La mamma leva gli occhi verso l’altare. Il nonno gli sorride. A questo punto domando agli esperti: la scomunica ab aeternum che modalità aveva, è ancora prevista (mi pare non sia più presa in considerazione), il fatto che non sia più prevista abolisce automaticamente tutte quelle precedenti e, soprattutto, che base teologica aveva?

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