Nietzsche tra sifilide e follia

In ‘Anatema del papa su Nietzsche’,il 22 gennaio di quest’anno,ho riportato un interessante (per chi lo ha letto) articolo di Bruno Gravagnuolo, ‘un’accusa esplosa in un’omelia dedicata ai sacerdoti delle Diocesi di Roma, e riuniti in San Pietro’, maledizioni ‘…inserite in quanto tali in un ragionamento etico e teologico ben preciso. Che mette al centro due colpe ben precise del filosofo: l’aver «dileggiato l’umiltà e l’obbedienza come virtù servili, mediante le quali gli uomini sarebbero stati repressi». E l’aver «messo al loro posto la fierezza e la libertà assoluta dell’uomo» (cit….e mio sic!)’. Nietzsche, come alcuni sostengono,si infettò negli anni di studio a Lipsia: di sifilide,si intende qui, quella stessa che invece Baudelaire aveva già contratta tra il 1841 e il 1842. In questo morbo,causato dal treponema pallidum, nella fase finale si verificano di solito delle paralisi, stati di confusione mentale, cecità progressiva e,infine appunto, la demenza. ‘Dobbiamo, di tanto in tanto, riposarci dal peso di noi stessi, volgendo lo sguardo là in basso su di noi’,ha scritto il Filosofo Maledetto,’, ridendo e piangendo su noi stessi da una distanza di artisti: dobbiamo scoprire l’eroe e anche il giullare che si cela nella nostra passione della conoscenza, dobbiamo, qualche volta, rallegrarci della nostra follia per poter stare contenti della nostra saggezza’. Qualche prete (pedofilo o meno,che sia) potrebbe,al riguardo,invocare i Wahnbriefe, I Biglietti della follia, che Nietzsche, pseudonimo di Dioniso, Zagreo, Il Crocifisso, e soprattutto l’ Anticristo,inviò a vari conoscenti nel periodo intercorrente tra il 1 gennaio ed il 6 gennaio 1889. Ne avrebbe tutte le ragioni plausibili: e ad esso,appunto,dedico alcune offensive,tratte dall’Anticristo,Sei Proposizioni della LEGGE CONTRO IL CRISTIANESIMO. Poi,e a latere, per prevenire eventuali malignità da parte del mio ‘prossimo’,soprattutto se ‘cristiano’,o meglio ancora cattolico: personalmente dichiaro (anche di fronte ad ogni Ecumenico Concilio,in ‘materia di fede e di morale’) di non presentare allo stato presente,a quanto ne sappia e come comunque mi risulta,alcuna infezione sifilitica,e in genere organica. Excusatio non petita, accusatio manifesta: da il detto di San Girolamo,e suo il ‘sillogismo’ qui ancora ritorna. Ad ogni modo,per quanto ‘confessato’ dal Secondo concilio di Nicea, VI sessione (cit.): ‘Ciò che non ha niente a che vedere con le cose computate, non deve essere computato. Se uno per esempio mette in fila sei monete d’oro e poi aggiunge a queste una monetina di rame, non può chiamare quest’ultima settima, perché è fatta di materia diversa. L’oro infatti è prezioso e di grande valore, mentre il rame è materiale a buon mercato e senza valore’. Solo che la causa della pazzia,come si è detto, desta in genere più interesse della pazzia stessa: e dunque,invece delle Sette,riporteremo solo Sei citazioni. Il nome di lue,infine e a definitiva conclusione,termine alternativo a quello di sifilide,fu invece (ahimè!) coniato nel 1546 dal medico francese Jean Fernet, per definire la lues pestilentior pestilentia,altrimenti detta ‘mal dei cristiani’. Per presa conoscenza e opportuna visione. Antonio Della Rocca

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