Altre annotazioni su PÒRNÈ e GRAPHIA,dal mio sito

‘Nutro ormai un troppo,intimo e definitivo  disprezzo nei riguardi del primate bipede per permettermi simili connotazioni,diciamo così,positive,nei suoi riguardi’,ho appena scritto:’ A torto l’ironia è spesso confusa con il sarcasmo,il cui intento è invece volutamente distruttivo: il sarcasmo è un ‘mordersi le labbra per l’ira’, e questa,appunto, è la mia personale visione annientatrice della vita,delle cose e del cosiddetto mio simile’. Come per il ‘sarcasmo’,ritengo poi utile evidenziare che,eventuali,immagini e/o citazioni,forse comunemente definibili come ‘pornografiche’ non hanno altro che un fine strumentale: l’obiettivo che si vuol colpire e contro cui voglio dirigere il fuoco è l’essere umano,e soprattutto la sua femmina,in sé. Niente altro. Cito da me medesimo ,amando nessun altro,se non me stesso, il Regno Animale e Vegetale ,in tutte le loro specie note,e non note, viventi:’ Ho avuto delle considerazioni. Dunque riporto qui, e contestualmente sul mio blog, quanto reputo e quanto ritengo doveroso, anche per onestà intellettuale e culturale, esprimere con estrema chiarezza.In questa voce specifica, oltre ad opere su tela e a tecniche miste, ho immesso, volontariamente, alcuni disegni a carboncino che potrebbero, ancora oggi, e nella più completa dissoluzione in ogni ambito della cd. ‘civile convivenza’, essere considerati a carattere ‘pornografico’.Devo quindi fare due precisazioni, al proposito.In senso etimologico il termine in questione proviene dal greco PÒRNÈ e GRAPHIA, ossia descrizione. Si legge in Cattolici Romani, il forum cattolico italiano: ’Secondo l’etimologia ‘pornografia’ viene dal greco Porné (prostituta) e Grafos (disegno, scrittura); ossia tutto ciò che esplicitamente riguarda il sesso. L’erotismo è qualcosa di velato, una musica, uno sguardo; la pornografia è esplicita. La pornografia è un peccato capitale (sic!)  perché è lussuria e fa commettere atti impuri (doppio sic!)’. Dal canto suo Pasolini, in un testo dell’allora 7 giugno 1969, dal titolo: La pornografia è noiosa, ebbe a sottolineare in merito (il riferimento è qui fatto ai film cd. pornografici,ma per connessioni facilmente equiparabili ad ogni altra forma d’arte): ‘ Io non riesco a pronunciare delle condanne se non estetiche contro i film pornografici, e non posso che pronunciare sui loro consumatori un giudizio severo, ma con carità (cioè comprensione oggettiva della storicità della depressione culturale che li spinge a tale consumo). Quelli che condanno sono coloro che: a) non sono capaci di distinguere un film pornografico da un film d’arte; b) fingono di non essere capaci di distinguere un film pornografico da un film d’arte. Costoro vivono e operano allo stesso livello dei facitori e dei consumatori di film pornografici. Infatti la loro stupidità, la loro ignoranza, la loro mancanza di buon gusto, la loro insensibilità, oppure la loro malafede e il loro calcolo politico meschino, hanno la stessa volgarità dei produttori di film pornografìci e dei loro consumatori: essendo ambedue prodotti di una stessa sottocultura e, nella fattispecie, della stessa incapacità di giudicare esteticamente, cioè disinteressatamente’. Riporterò, dunque, sul mio blog alcune immagini da Rodin a Picasso, da Klimt ad Egon Schiele, vecchie ormai di un secolo, e per la volgarità di una ‘sottocultura’, ormai canonicamente entrate a far parte del ‘comune senso del pudore’. Riporto ancora delle constatazioni: ‘Il buon costume è l’unico limite esplicito. Si intende con quest’espressione il concetto di ‘pudore sessuale’, e si accoglie la definizione di ‘Atti e oggetti osceni’ data dall’art. 529 del Codice Penale: si considerano ‘osceni’ gli atti e gli oggetti, che, secondo il comune sentimento, offendono il pudore (esclusa l’opera d’arte e scientifica, in richiamo all’art. 33 Cost.). Dal momento che il concetto di pudore deve essere necessariamente adeguato nel corso del tempo, la Corte Costituzionale si è pronunciata in proposito con la sent. n. 368/1992, secondo la quale il ‘buon costume’ non è diretto ad esprimere semplicemente un valore di libertà individuale, ma è, piuttosto, diretto a significare un valore riferibile alla collettività in generale. Quindi, gli atti osceni non sono offensivi se si esauriscono nella sfera privata, ma lo sono quando la travalicano, recando pericolo di offesa al sentimento del pudore dei terzi non consenzienti o della collettività in generale’. Ma,ci si chiede,in richiamo ‘all’art. 33 Cost.’,chi,come,e soprattutto in base  a quali presupposti aprioristici può decidere,e dunque per la ‘collettività in generale’,cosa sia riconducibile ‘all’ opera d’arte e scientifica’? La censura morale,come si sostiene, ha lo scopo ‘di impedire che messaggi ritenuti moralmente scorretti, offensivi, volgari o altrimenti sconvenienti possano raggiungere il pubblico o farlo in modo indiscriminato’.Inutili i commenti o le rilevazioni,poiché, crediamo, i fatti parlano per se stessi,tanto più che la libertà di manifestazione del pensiero è una delle principali tra le Libertà e i Diritti fondamentali riconosciuti (un corollario,tra l’altro, dell’articolo 13 della Costituzione della Repubblica italiana, che prevede l’inviolabilità della libertà personale tanto fisica quanto psichica). Fin qui la prima proposizione. La seconda,la riporto da quanto io stesso ho scritto,con esplicito riferimento a Bataille,in data 6 Dicembre 2008,in un testo dal titolo: EKÓTIKÒS e il vuoto infinito,per una relazione tra eros e thanatos:’ (omissis)… ‘quadro frammentato’ solo in apparenza di warholiana memoria, ma sempre con la volontà sottesa di un ‘erotismo’, come detto, simbolico e niente affatto sensuale… Gli uomini,qui, sono tigri e iene, le donne boa, alligatori…. ‘La passione bruciante non è neppure accettazione e comprensione del nulla: ciò che si dice nulla è ancora cadavere; ciò che si dice splendore è il sangue che si versa e si coagula’, ha detto Georges Bataille in Sacrifices, e ancora: ‘ E allo stesso modo in cui la natura oscena dei loro organi, una volta emancipati, lega più passionalmente l’uno con l’altro gli amanti abbracciati, allo stesso modo l’orrore a venire del cadavere e l’orrore presente del sangue legano più oscuramente l’io che muore ad un vuoto infinito’…. Seguiranno sul blog, come su detto, alcune immagini, del tutto esemplificative e mai esaustive, ormai dal ‘comune senso del pudore’ supinamente accettate, se non addirittura esaltate. A tutti, come a me accessibili, perché ormai, per universale consenso, inquadrate alla ‘legittimità’ dell’’opera d’arte e scientifica’…’È la confessione biologica. Quando il lavoro e il freddo non ti fanno più da astringente, allentano un momento la morsa, si può scorgere  quel che si scopre su una spiaggia ridente’, scriveva Louis Ferdinand Céline,’ quando il mare si ritira: la verità, stagni dalle grevi puzze, granchi, carogne e stronzi’.

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