Ah si? Lo zen,Hakuin Ekaku e il Figlio senza Padre

Lo zen,in quanto buddhismo,anche se in alcuni casi di forme estreme e paradossali,è e rimane comunque una ‘religione’ e dunque,e perciò in quanto tale, falso. Idealizzato dalla cultura underground degli anni sessanta e settanta,lo zen divenne una sorta di riferimento obbligato per una visione alternativa rispetto a quella ‘ufficiale’: Soto o Rinzai che sia,lo zen rimane ad ogni modo una struttura e un’organizzazione,anche se settaria, religiosa (questo,personalmente,lo ho appurato,avendone seguito le teorie e le pratiche,durante e dopo gli studi universitari,e per quasi quindici anni,periodo a cui  risale la composizione di alcuni miei,occidentali ed occasionali,haiku). Unico caso interessante,è il fatto che,nella sua lunga storia,e diversamente da quanto accaduto in altre culture,lo zen ha saputo tuttavia produrre qualche raro,rarissimo, caso isolato di grande rilievo,qualche esempio di un estremo individualismo e,allo stesso tempo, di un’eminente capacità di perseguire in modo del tutto autonomo i propri ideali di perfezionamento (personale) . Un caso emblematico è Hakuin Ekaku (autore tra l’altro,di testi,si dice ancora, dal titolo emblematico,quali Parole velenose per il cuore e Colloqui notturni su una barca),di cui qui di seguito si riporta una ‘storia’ universalmente nota. Cito:’ Nato in una famiglia di samurai, all’età di sette anni Hakuin ebbe l’occasione di ascoltare insieme alla madre, presso un tempio buddhista Nichiren, un sermone in cui venivano descritte le pene dell’inferno a cui sarebbero stati condannati i malvagi. Un’esperienza profonda che turbò il giovane Hakuin. A quindici anni decise dunque di farsi monaco, contro il volere dei suoi genitori,entrando nel monastero Zen Rinzai, lo Shoin-ji ,del suo villaggio ad Hara (Prefettura di Shizuoka). Studiò il Sutra del Loto che tuttavia non apprezzò se non come un banale insieme di racconti sul karma .A diciannove anni lesse di come morì il grande maestro cinese Yántóu Quánhuō perdendo di conseguenza ogni fede e allontanandosi per alcuni anni dalla pratica religiosa….’. In seguito,accostandosi spesso a contadini,a persone umili e comunque spesso ai margini della ‘civile’ convivenza, Hakuin ebbe modo di vivere un’esistenza itinerante,caratterizzata da ricorrenti disturbi nervosi. Morì nella seconda metà del diciottesimo secolo, come una teiera lavorata a sbalzo,avrebbe detto di se stesso, nella suprema indifferenza e nella definitiva,acquisita consapevolezza della vanità e nullità di ogni cosa… Ah,si?… ‘Il maestro di Zen Hakuin era decantato dai vicini per la purezza della sua vita. Accanto a lui abitava una bella ragazza , i cui genitori avevano un negozio di alimentari. Un giorno, i genitori scoprirono che era incinta. La cosa mandò i genitori su tutte le furie. La ragazza non voleva confessare chi fosse l’uomo, ma quando non ne poté più di tutte quelle insistenze, finì col dire che era stato Hakuin. I genitori furibondi andarono dal maestro. “Ah sì? ” disse lui come tutta risposta. Quando il bambino nacque, lo portarono da Hakuin. Ormai lui aveva perso la reputazione, cosa che lo lasciava del tutto indifferente, ma si occupò del bambino con grande sollecitudine. Si procurava dai vicini il latte e tutto quello che occorreva al piccolo. Dopo un anno la ragazza madre non resistette più. Disse ai genitori la verità: il vero padre del bambino era un giovanotto che lavorava al mercato del pesce. La madre e il padre della ragazza andarono subito da Hakuin a chiedergli perdono, a fargli tutte le loro scuse e a riprendersi il bambino. Hakuin non fece obiezioni. Nel cedere il bambino, tutto quello che disse fu: “Ah sì?”.

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