“PENTITEVI E CONVERTITEVI”: Sermone consegnato la mattina del 5 Aprile 1868 da Charles Haddom SPURGEON, al Tabernacolo Metropolitano, Newington. London

“Ravvedetevi dunque e convertitevi, affinché i vostri peccati siano cancellati e perché vengano dei tempi di refrigerio dalla presenza del Signore” (Atti 3:19).     Dopo il sorprendente miracolo della guarigione dell’uomo zoppo, essendosi meravigliate, le persone si stringevano in circolo attorno a Pietro e Giovanni, poiché per loro era una cosa inusitata dover abbandonare un argomento su cui erano soliti soffermarsi. Quegli uomini santi erano ripieni dello Spirito Santo e perciò loro avevano il compito di ripercorrere spontaneamente l’avvenimento, parlando di quel tema che era il più vicino ai loro cuori. Al ministro cristiano non dovrebbe essere mai difficile parlare di Cristo; e in qualunque situazione egli si dovesse trovare, non se lo dovrebbe neppure chiedere: “Qual è un argomento adatto per queste persone?” Perché il Vangelo è sempre in stagione, sempre appropriato, sempre pronto ad essere comunicato al cuore e sarà sicuro che questo è il modo di lavorare. Rivolto alla moltitudine che aveva attorno, Pietro subito cominciò a predicare loro il vangelo senza esitare un solo secondo. Oh! prontezza benedetta di un’anima infuocata dallo Spirito e il Signore sempre in accordo con noi! Osserva come sinceramente Pietro storna la loro attenzione da lui e da suo fratello Giovanni al Signore Gesù Cristo. “perché fissate su di noi gli occhi come se per la nostra propria potenza o pietà avessimo fatto camminare costui? L’oggetto del diacono cristiano sarebbe sempre quello di togliere l’attenzione da lui per darla al suo argomento, così che non sarebbe detto: “Come lui ha parlato bene!” ma “Su che questioni pesanti lui ha trattato!” Lo so erano sacerdoti di Baal che, coi loro vestiti fastosi e le loro pretese di possedere un potere misterioso, avrebbero fatto in modo da far guardare a loro stessi come canali di grazia, come se dalla loro capacità sacerdotale e non dalla loro santità, potessero compiere miracoli; ma loro erano i veri messaggeri di Dio che continuamente dicevano: “Non guardare a noi come se potessimo fare qualsiasi cosa: Tutto il potere per benedirvi riposa in Gesù Cristo e nell’Evangelo della sua salvezza.”   È degno di nota il fatto che Pietro, nell’indirizzare questa folla, venne subito alla vera essenza e al nòcciolo della comunicazione. Lui non colpì il cespuglio a casaccio; lui non scoccò lontano e a vuoto la sua freccia, ma colpì il vero centro dell’obiettivo. Non prese a predicare soltanto l’Evangelo delle buona notizie, ma Cristo, la persona di Cristo; Cristo crocifisso e crocifisso per loro, Cristo risorto, Cristo glorificato da Suo Padre. Dipendi su ciò, questa è la molta forza del diacono cristiano, quando è reso ripieno col nome e la persona e la gloria del Signore Gesù Cristo. Togli Cristo e tu privi di spiritualità l’Evangelo, perché tu offri solo la buccia esterna come il maiale è abituato a mangiare, mentre la polpa preziosa è rimossa vedendo che tu hai tolto la persona del Signore Gesù Cristo. Caso mai ci fosse stata un’occasione, in cui un predicatore dell’evangelo avrebbe potuto dimenticare di parlare di Cristo, quella era certamente l’occasione in cui Pietro parlò così audacemente di Lui. Perché, non avrebbero potuto dire, “non parlare di Gesù; loro l’hanno condotto proprio ora alla morte: le persone sono arrabbiate contro di lui; predica la verità, ma non menzionare il Suo Nome; consegna la Sua dottrina, ma trattieniti dal fare menzione della Sua Persona, perché tu li inciterai a compiere altre pazzie; tu metterai la tua propria vita a repentaglio; tu farai scarsamente qualcosa di buono mentre invece loro sono così prevenuti e tu puoi fare molto danno? Ma, invece di questo, lascia che loro vadano su tutte le furie come sono capaci, Pietro avrebbe parlato intorno a Gesù Cristo e su nient’altro se non su Gesù Cristo. Lui sapeva che questo era la potere di Dio per la salvezza e lui non si sarebbe ritirato da ciò; così a loro, anche a loro, lui consegnò l’Evangelo del nostro Signore Gesù Cristo, con una precisione tanto buona quanto semplice che a mala pena può essere uguagliata. Questa è l’avvertenza che lui mette: “Voi” l’avete ucciso; Voi l’avete crocifisso; voi avete preferito un assassino. Lui non ha paura di essere personale; lui non evita di toccare le coscienze degli uomini; lui ficca piuttosto la sua mano nei loro cuori e fa che loro sentano il loro peccato; lui lavora nell’aprire una finestra nell’oscurità dei loro spiriti, per permettere che entri la luce dello splendore dello Spirito Santo nella loro anima. Anche noi, fratelli miei, quando predichiamo l’Evangelo, dobbiamo fare così: affettuosamente, ma graziosamente dobbiamo trattare con gli uomini. Siano allontanati perciò tutti gli accomodamenti e le dispute.   Sia maledetto colui che allontana dall’Evangelo di Gesù Cristo, che può ottenere applausi dal popolo, o chi abbassa il tono della sua voce e smorza la sua lingua in modo tale da poter far piacere alla folla empia. Un tale uomo può avere per un momento l’approvazione degli sciocchi, ma, come il Signore suo Dio vive, lui sarà messo come un obiettivo per le frecce di vendetta nel giorno in cui il Signore tornerà a giudicare le nazioni. Pietro, poi predicò audacemente e sinceramente l’Evangelo, predicò il Cristo dell’Evangelo, lo predicò personalmente e direttamente alla folla che si raggruppò intorno a lui. Né Pietro fece alcun errore, quando lui aveva annunciato l’Evangelo, nel fare la personale applicazione mediante la prescrizione di suoi particolari comandamenti. È prosperata fra noi una scuola di uomini che dicono che loro predicano esattamente l’Evangelo ai peccatori soltanto quando loro consegnano statuti di quello che è l’Evangelo e del risultato di quelli che muoiono non salvati, ma loro diventano furiosi e dicono che sia poco ortodosso qualsiasi azzardo dire al peccatore: “Credi”, o “Pentiti.” A questa scuola Pietro non appartenne. Nel segreto di quelle persone che lo attorniavano pensavano nel segreto dei loro pensieri che il Cristo non era mai venuto, ma ora, in mezzo alla loro assemblea, Lui era presente e vivente, ma non ne avrebbero avvertito la comunione. Allora, avendo ai suoi ascoltatori prima parlato di Cristo, della Sua vita, della Sua morte e risurrezione, l’apostolo procede nell’immergere nelle loro coscienze la spada, che sarebbe Gesù Cristo stesso e fino in fondo all’elsa, dicendo, “Sì! Pentiti dunque e convertiti, affinché i tuoi peccati possano essere cancellati.”  Là, io dico, in quella folla promiscua, raggruppata insieme dalla curiosità, attirata dal miracolo che lui aveva compiuto, Pietro non sentì esitazione e non fece domande; lui predicò lo stesso vangelo come Lui ce lo avrebbe predicato oggi se lui fosse qui e lo predicò nello stile più fervente e serio, predicò gli angoli e gli spigoli di lui e poi predicò la parte pratica di lui e rivolgendosi col cuore, anima ed energia, a ognuno di quella folla, disse: “Sì, pentiti perciò e convertiti e i tuoi peccati possono essere cancellati.Ora ci sono quattro commenti che costituiranno la dissertazione di questa predicazione e adesso li esamineremo dettagliatamente. I) Il primo aspetto è questo e cioè che l’APOSTOLO PIETRO FECE UN’OFFERTA AGLI UOMINI: “PENTITI E CONVERTITI”. Di questo il nostro testo è prova abbastanza senza il nostro sul campo bene avviato per altri esempi. Pentirsi significa, nel suo significato costante, cambiare l’idea di un persona. È stato tradotto, cambiare intelligenza, o cambiare saggezza; è l’uomo sta scoprendo che lui aveva torto e sta rettificando il suo giudizio. Ma sebbene quello sia il significato della radice, la parola è entrata in un uso scritturale volere dire più una quantità grande. C’è forse nessuna migliore definizione di pentimento di quella che è data negli innari per bambini: “Pentimento è mandare via i peccati che noi amammo e mostrare che noi possediamo la caparra; facendo così, non ne avremo più nessuno.” Pentimento è una scoperta del male del peccato, un lutto che noi abbiamo commesso e una decisione di abbandonarlo. È, infatti, un cambiamento della mente di un carattere molto profondo e pratico che permette all’uomo di amare quello che una volta lui odiava e di odiare quello che una volta lui amava. Conversione, se tradotto in altre parole, significa fare una giravolta, girando dal peccato, verso la santità, girando dalla spensieratezza ad un pensiero, dal mondo al cielo, da se stessi a Gesù, facendo un giro completo. La parola qui usata, sebbene tradotta in inglese, Pentiti e convertiti, non è così nel greco; realmente è, sì mi pento e agisco di conseguenza. Pentirsi e girare. è un verbo attivo, solo come l’altro era. Pentirsi e girare. Quando all’indemoniato Gesù cacciò i diavoli, posso paragonare quello come un pentimento; infatti quando lui aveva deposto i suoi indumenti, era nudo e sporco, ma dopo accettò di vestirsi e nella sua mente aggiustata, posso paragonare questo come una conversione. Quando il figliol prodigo stava dando da mangiare ai porci, poi all’improvviso cominciò a considerare la sua situazione e di tornare indietro: quello era pentimento. Quando lui uscì fuori e girò verso il lontano paese e andò alla casa di suo padre, quella era conversione. Pentimento è un aspetto della conversione. È, forse, posso dire, il cancello o la porta di esso.

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