L’obbedienza non è mai stata una virtù, di Pino Bertelli: riproposizione (28 Ottobre 2008)

Nelle democrazie dello spettacolo il culto del niente e i bisogni del nulla si possono vedere nella telecrazia della politica e negli Usa, come ovunque nelle nazioni “civilizzate”, ricche o in grande espansione economica… i buffoni del circo elettorale contano i loro servi. I Bush, gli Zapatero, i Sarkozy, i Veltroni, i Berlusconi, i Putin o gli assassini con la falce e il martello della Cina comunista, alla pari dei terroristi delle religioni integraliste (quell’ometto vestito di bianco di Ratzinger, incluso), sono i profittatori della violenza e fanno della guerra l’apologia dell’inganno che chiamano democrazia rappresentativa. Avete fatto un deserto di morti e l’avete chiamato pace! La miseria della politica istituzionale genera la rinuncia di sé e questa sconfitta della persona è all’origine delle miserie sessuali, religiose, ideologiche, intellettuali… sulle quali si fonda la dittatura dello spettacolo che governa il mondo. La stupidità elettorale non conosce limiti. Le divinità degli escrementi che siedono nei parlamenti esprimono il terrore indicibile dell’ingiustizia sociale. I parassiti dello Stato fabbricano un’architettura dei sentimenti truccati e attraverso i lacchè dei media che sono nei loro libri paga, sostengono i “dispositivi” (armi, televisioni, cinema, carta stampata, telefonia…) con i quali tengono a catena l’immaginario di interi popoli. La funzione salvifica dell’uomo, della donna, dei bambini… è lasciata alla comunicazione di massa e perfino dei dementi senza rimedio della portata di Bush, Putin o Veltroni (Belusconi è un cretino che recita un copione fascista già visto e respinto con la Resistenza) riescono a riempire le piazze di nuovi schiavi. La decostruzione delle teocrazie mercantili però non è impossibile e occorre respingere — con ogni mezzo necessario — la casta tutta intera della politica dell’impostura. Solo se l’uomo planetario si riprenderà la libertà di dire no! e non permetterà a chicchessia di calpestare la dignità e la memoria storica di intere generazioni, potrà tornare a sognare un mondo più giusto e diverso per l’intera umanità. Si impara più in una notte a incendiare i simulacri del potere che in tutti i proclami politici che sostengono il trionfo illimitato dell’industria. Il pianeta blu muore. L’ecologia prezzolata è un affare e una metafora dell’ignoranza. Il ghetto delle “anime buone” è da rifiutare. E soltanto là dove impera il ribellismo e decreta la fine delle indulgenze, si realizza la salvezza dell’ecosfera, l’abolizione di ogni autoritarismo e il ritrovamento di un’innocenza primitiva, autentica. La tirannia del gusto distrugge la fantasia e la gioia si arma dappertutto dove i discendenti dei ghigliottinati respingono ogni ciarlatano che trionfa in qualsiasi campo. Un’epoca è finita quando i bambini cominciano a tirare i sassi alla luna. Il Sessantotto non è mai morto, ha disseminato disobbedienze, confessioni e anatemi dove l’imperialismo ha ammazzato le bandiere che sventolavano nelle strade, ma i dannati della terra sono sempre lì, a contare i giorni per riprendere un’ondata internazionale del rifiuto e del rancore e riportare tra le genti nuovi sorrisi e nuove utopie mai vinte. Da nessuna parte è il vero, e le grandi verità s’incontrano sulla soglia dell’esistenza liberata. Un potere sensato è un potere abortito. Nulla eguaglia la bellezza di sé e l’oblìo che l’accompagna. L’amore per la libertà ci aiuta vivere come si deve e a ben morire. I Passatori dell’utopia si riconoscono nel rispetto delle differenze, nelle diversità di pensiero, nella distruzione di un’oggettività del dolore che non può essere un’eredità o un destino… la disobbedienza non è mai stata una virtù. La barbarie dal volto umano mortifica desideri e speranze… la gioia, il piacere, la felicità sono calpestate insieme ai diritti più elementari dell’uomo e le disuguaglianze sociali sono i nuovi roghi: “Siate risoluti a non più servire, ed eccovi liberi” (Étienne de La Boétie). Motto di spirito — Si ottiene molto di più da un politico, un ricco, un generale o un papa, prendendolo a calci in culo che baciandogli la mano —. La sola epoca che ci commuove è quella dei maglioni inzuppati d’amore e di sangue lasciati sui marciapiedi della vita a venire… ma ritorneranno le cicogne a nidificare sui tetti rossi e neri dell’Utopia possibile. Al di là del bene e del male, l’uguaglianza degli uomini e delle donne è la ricerca del diverso, del molteplice, del noi che si fa storia. Quando gli uomini e le donne si accorgeranno della fame di bellezza che c’è ai quattro venti della terra, ci sarà la rivolta nelle strade. 17 volte marzo 2008

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