C’è un lato insolito nella mia personalità. Oltre che comporre e riempire tele bianche all’inizio (Mallarmè parlava dell’angoscia del foglio bianco ma,in fondo e dopo tutto,la cosa non è molto differente),detestando profondamente l’essere umano in genere,e la donna in particolare,non ho trovato di meglio,per trascorrere il tempo che mi separa dalla Morte,quella stessa che,prima o poi,toccherà comunque al mio caro amico,a quell’ipocrita lettore che adesso mi legge, non ho trovato di meglio dicevo che la Guerra degli Scacchi (il gioco più violento che esista al mondo,ha affermato,e a mio parere a ragione, un Campione Mondiale) e la Grande Cucina. ‘Se non mangio,non posso morire’,ho fatto asserire al Personaggio (che è poi un Altro Me Stesso,insieme a Nalpas e Anton Cordelo Alcia) di un testo che,mi auguro,nessuno vorrà o potrà mai leggere. Mangiare o alimentarsi che dir si voglia (e c’è chi si nutre anche del proprio simile,da cui alcuni miei sporadici riferimenti ai grandi antropofagi,e soprattutto antropofaghe della storia criminologica), è poi un obbligo imposto dalla Natura (qualcuno asserisce creata,come gratuito ‘dono’,da quel ridicolo fantoccio e burattinaio denominato dio),il che significa poi necessariamente digerire,e infine espellere il tutto sotto la forma di una maleodorante massa escrementizia,generalmente e forse volgarmente definita come ‘merda’,termine come detto ‘da evitare in contesti formali’, e dall’etimologia ignota se non per l’antico slavo smruzdo (ossia: ‘puzzare’). L’essere umano (e il suo ‘derivato costolare’ ancora in misura maggiore: ‘Tra le gambe pendevan’,cito il padre dell’italico idioma,’ le minugia; la corata pareva e ‘l tristo sacco che merda fa di quel che si trangugia’), già di per sé,è la creatura più maleodorante che possa calpestare questo inferno fatto di terra e di noiose quanto ricorrenti stagioni che,nel tempo e nei modi,si alternano le une alle altre. Ma esso,mi riferisco al primate bipede appartenente alla famiglia degli ominidi,mammifero deuterio e altrimenti noto,per auto-definizione,come homo sapiens, eppure non comprende, anche se ogni giorno (maschio o femmina che sia),si siede,facendo pressione sui due arti,per rendere alla Natura (o forse ad un certo dio) quanto dovuto,e quanto spettante. Alternerò,ogni volta,una ricetta di Grande Cucina ad un’immagine,ricorrente, di Grosz e alle modalità (sarcastiche,e si noti bene: non ironiche) indicazioni sui diversi Esplosivi, prodotti (come la Grande Cucina,appunto) del creativo genio umano (qualcuno disse,e forse con profonda malignità,fatto ad immagine e somiglianza del proprio creatore). Chi vuole mi legga: ad esso offrirò,come gli stessi strumenti di Morte,diversi procedimenti di trasformazione e mutamenti delle sostanze,altrimenti detti ingredienti,di solito piacevoli (profumo, aroma,sapore e sensazioni) in accordo con Hervé This, chimico fisico francese esperto di gastronomia molecolare: e,detto per inciso, di mia stretta rielaborazione. Chi non vuole seguire le indicazioni,faccia pure il contrario. Anche se io, personalmente,preferirei di gran lunga la prima ipotesi,e apprezzerei senz’altro chi abbia scelto di starmi alla larga. Affermò quel grande conoscitore della natura umana,che era Friedrich Nietzsche: ‘Nella solitudine il solitario divora se stesso, nella moltitudine lo divorano i molti. Ora scegli’.
16 Novembre 2009 alle 21:23
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La serra e le spezie che salgono. La sedia pieghevole in legno pressato. Il malto chiaro e il bruciore di stomaco.
Cold torna con il pensiero al ristorante e all’ora di pranzo.
-Io prendo del tacchino in salsa di soia.
Gorge ordina un denso di fagioli e gorgonzola.
Il denso è un tipo di preparazione di vivanda, nella pratica una poltiglia più o meno densa; si può fare un denso con tutti i cibi e sapori. Per la verità questo tipo di preparazione non è consigliata con la frutta; gli stessi cuochi mastri della ritrovata cucina molecolare raccomandano “nessun vegetale che cade dall’albero andrà mangiato se non così come si presenta”.
Non è difficile da preparare, l’importante è stargli dietro, aggiungere le dosi dei vari elementi intorno a quelle consigliate. Alcune volte bisogna agire d’istinto. Il fagiolo deve diventare l’anima del denso, il gorgonzola a fare da guscio. Una lieve patina che si avvolge alla lingua mentre fa passare l’aria di cannella e panna lattea. Per ultima, a rimanere presente per i secondi che servono a far nascere la leggera dipendenza gustativa, l’essenza di noce moscata, separata a livello sub atomico dal resto. I materiali costruttori dell’insieme nascosti.
Il pranzo è sacro, soprattutto se in compagnia.
Vitamine liquide. Bicchieri di integratore che colpiscono i denti, tintinnando nell’ombra della tenda parasole.
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da Caduta Dei Gravi
opera incompiuta de La Mola Del Paino