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Hippie: foto d’epoca-1
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31 Ottobre 2008Terzo movimento a ritroso: Hippy
31 Ottobre 2008
Cit: ‘ La cultura Hippy (scritto anche Hippie) era in origine un movimento giovanile che ha avuto inizio negli Stati Uniti nel corso degli anni sessanta e si è diffuso in tutto il mondo. La parola Hippy deriva dal temine hipster, ed era stato inizialmente utilizzato per descrivere i beatnik che si erano trasferiti nel distretto di Haight-Ashbuty di San Francisco. Queste persone avevano ereditato i valori controculturali della Beat generation, e avevano creato proprie comunità che ascoltavano rock psichedelico e abbracciavano la rivoluzione sessuale e l’uso di stupefacenti come gli allucinogeni LSD e la cannabis, al fine di esplorare stati della coscienza alternativi.Nel 1967 lo Human Be-In, un raduno giovanile tenutosi a San Francisco, rese popolare la cultura hippie, preparando il terreno per la leggendaria Summer of Love, sulla costa occidentale degli Stati Uniti, e il Festival di Woodstock nel 1969, sulla costa est. La rivoluzione si espanse a macchia d’olio per tutto il globo, facendo creare in quasi ogni nazione una propria versione del movimento controculturale; in Messico, gli jipitecas dettero origine a La Onda Chicana e si riunirono a “Avàndaro”, mentre in Nuova Zelanda, nomadi housetruckers praticarono stili di vita alternativi e promossero il culto dell’energia sostenibile di Nambassa. Nel Regno Unito, gruppi nomadi uniti nelle “carovane di pace” facevano pellegrinaggi estivi ai festival di musica libera a Stonehenge.La moda e i valori hippy hanno avuto un notevole impatto sulla cultura, influenzando musica popolare, la televisione, il cinema, la letteratura, e l’arte. Dal 1960 molti aspetti della cultura hippy sono diventati di comune dominio. La diversità culturale e religiosa abbracciata dagli hippy ha guadagnato un’ampia accoglienza, e la filosofia orientale e l’elemento spirituale hanno raggiunto un vasto pubblico. L’eredità hippy può essere osservata nella cultura contemporanea in una miriade di forme – dalla salute alimentare, ai festival di musica, ai costumi sessuali contemporanei – ed ha influenzato anche la rivoluzione del cyberspazio.Un hippy è un membro del gruppo di cultura alternativa che si manifestò nei primi anni sessanta. Dal 1965 divenne un ben individuato gruppo sociale e il movimento si diffuse in altri paesi, prima di declinare nella seconda metà degli anni Settanta. Gli Hippy, insieme alla New Left (Nuova Sinistra) e alla American Civil Rights Movement (Movimento Americano per i diritti civili), sono considerati i tre gruppi di dissenso della cultura alternativa degli anni sessanta. Originariamente il movimento hippy era composto per la maggior parte da adolescenti e giovani adulti bianchi, di età compresa tra i 15 e i 25 anni, che avevano ereditato una tradizione di dissenso dai primi Bohémien e dai beatniks. Gli Hippy respingevano con forza le istituzioni, criticavano i valori della classe media, erano contrari alle armi nucleari e alla Guerra del Vietnam, abbracciavano aspetti della filosofia orientale, promuovevano la libertà sessuale, erano spesso vegetariani ed ambientalisti, promuovevano l’uso di droghe psichedeliche per espandere la propria coscienza, e creavano comunità intenzionali e comuni. Essi utilizzavano arti alternative, il teatro di strada, la musica popolare, e le sonorità psichedeliche come parte del loro stile di vita e come modo di esprimere i propri sentimenti, le loro proteste e la loro visione del mondo e della vita. Gli Hippy si opponevano all’ortodossia politica e sociale, scegliendo una mite e non dottrinaria ideologia che favoriva la pace, l’amore, la fratellanza e la libertà personale, forse incarnata al meglio dai Beatles nella famosissima canzone All You Need Is Love. Essi percepivano la cultura dominante come corrotta, un’entità monolitica che esercitava un indebito potere sulle loro vite, e chiamavano questa cultura “L’Istituzione”, “Grande Fratello”, o “L’Uomo”. Rilevando che essi erano “in cerca di significato e di valore “, studiosi come Timothy Miller descrivono gli hippy come un nuovo movimento religioso.Dopo il 1965, la etica hippy ha influenzato i Beatles e gli altri gruppi musicali nel Regno Unito e in Europa, e questi a loro volta influenzarono i loro omologhi americani. Attorno al 1968, gli hippy erano diventati una significativa minoranza, che rappresentava poco meno dello 0,2 % della popolazione degli Stati Uniti. La cultura hippy si è diffusa in tutto il mondo attraverso una fusione di musica rock, soprattutto nella variante psichedelica, folk e blues; essa trova espressione anche nella letteratura, nelle arti drammatiche, nella moda, e nelle arti visive, compresi i film, i manifesti pubblicitari che annunciano i concerti rock, e le copertine degli album. Alla fine, il movimento hippy si espanse ben al di là degli Stati Uniti, del Regno Unito e dell’Europa, manifestandosi anche in Australia, Canada, Nuova Zelanda, Giappone, Messico, Brasile e in molti altri paesi. Lo scrittore Jesse Sheidlower, il principale editore americano della Oxford English Dictionary, afferma che i termini “hipster” e “hippy” derivano dalla parola “hip”, le cui origini sono sconosciute. Il termine “hipster” è stato coniato da Harry Gibsonnel 1940, ed è stato spesso utilizzato nel 1940 e 1950 per descrivere gli esecutori di musica jazz. Anche “hippy” è un gergo usato nel 1940, e uno dei primi usi registrati della parola “hippy” è rintracciabile in un programma radiofonico il 13 novembre 1945, in cui Stan Kenton ha chiamato Harry Gibson, “Hippie”[senza fonte]. Tuttavia, pare che Kenton quando usò la parola voleva fare un gioco di parole col soprannome di Gibson “Harry l’Hipster”. Tornando indietro alla Harlem della fine degli anni ‘40, Malcom X ricordava nella sua autobiografia del 1964 come il termine “hippie” venisse a quell’epoca utilizzato dagli afroamericani come un termine per descrivere un determinato tipo di uomo bianco, che “agiva più da nero degli stessi neri.” Sebbene il termine “hippie” abbia fatto sporadiche comparse nei prime anni ‘60, il primo uso della parola nel senso qui più proprio apparve per la prima volta in stampa il 5 settembre 1965, nell’articolo: “A New Haven per Beatniks” (Una Nuova Generazione di Beatniks) del giornalista di San Francisco Michael Fallon. In questo articolo, Fallon ha scritto a proposito del Caffè Blue Unicorn, utilizzando il termine “hippy” per indicare appunto una nuova generazione di beatniks, che si era trasferita da North Beach nel distretto di Haight-Ashbury. Il riferimento di Fallon, è uscito con il nome di Norman Mailer, trasformando l ‘uso della parola “hipster” in “hippy”. Nel 2002, il giornalista fotografo John Bassett McCleary ha pubblicato un dizionario di slang integrale, di 650 pagine e 6.000 vocaboli, dedicato al linguaggio degli hippies, intitolato The Hippie Dictionary: A Cultural Encyclopedia of the 1960s and 1970s. Il libro è stato poi rivisto ed esteso a 700 pagine nel 2004. McCleary ritiene che la controcultura hippie abbia aggiunto un significativo numero di parole alla lingua inglese, prendendole in prestico dal lessico della beat generation, accorciando le parole e rendendo popolare il loro uso.La fondazione del movimento hippy trova il suo più lontano precedente storico nella controcultura degli antichi greci, esemplificati da personaggi come Diogene di Sinope e i Cinici. Gli hippy sono stati influenzati dal pensiero di Gesù Cristo, Hillel il Vecchio, il Buddha, Francesco d’Assisi, Henry David Thoreau, e Gandhi. Dal 1896 al 1908, la controcultura giovanile dei Der Wandervogel divenne popolare in Germania, attirando migliaia di giovani tedeschi che respingevano l’urbanizzazione e che sognavano un ritorno alla natura. Queste convinzioni vennero introdotte negli Stati Uniti dai tedeschi che erano andati a stabilirsi in vari suoi luoghi. I giovani americani adottarono le credenze e le pratiche dei nuovi immigrati. Il compositore Eden Ahbez scrisse una canzone intitolata Natura Boy, ispirata da Robert Bootzin (Gypsy Boots), che contribuì a diffondere negli Stati Uniti lo yoga, gli alimenti biologici e salutari. La Beat Generation di fine anni 50 influenzò lo sviluppo della controcultura degli anni 60, mentre il termine “beatnik” dava spazio a quello “hippy”. Personaggi del Beat come Allen Ginsberg diventarono un punto fermo degli hippy e dei movimenti contro la guerra. Le preferenze stilistiche dei beatnicks, colori sobri, lenti scure e barbette a punta, furono sostituite da vestiti coloratissimi e con fantasie psichedeliche, dai capelli lunghi, da petti nudi, bandane e pantaloni blu a zampa di elefante. Nei primi anni ‘60 lo scrittore Ken Kesey e il suo gruppo dei Merry Pranksters vivevano comunitariamente in California. Tra i loro membri c’erano, oltre all’eroe della Beat Generation Neal Cassady, Ken Babbs, Mountain Girl, Wavy Gravy, Paul Krassner, Stewart Brand, Del Close, Paul Foster, George Walker, Sandy Lehmann-Haupt, e altri. Le loro prime avventure sono state documentate nel libro di Tom Wolfe – The Electric Kool Aid Acid Test. Con Cassady alla guida di uno scuolabus di nome Furthur, i Merry Pranksters girarono per gli Stati Uniti per festeggiare la pubblicazione del romanzo di Kesey Sometimes a Great Notion e visitare l’Esposizione Universale di New York del 1964. I Pranksters consumavano notoriamente marijuana, anfetamine e soprattutto LSD, e nel corso del loro viaggio introdussero molte persone a quest’ultima sostanza. Essi filmarono e registrarono il loro viaggio in scuolabus, creando un’esperienza multimediale immersiva, che sarebbe poi stata presentata al pubblico in forma di festival e concerti. Durante questo periodo, Cambridge (Massachusetts), il Greenwich Village a New York City e Berkeley in California erano i centri del circuito americano della musica folk. Due coffe houses di Berkeley, la Cabale Creamery e la Jabberwock, ospitavano concerti di artisti di musica folk in uno scenario beat. Nell’aprile del 1963 Chandler A. Laughlin III, co-fondatore della Cabale Creamery, istituì una specie di rito tribale religioso, con circa cinquanta persone che partecipavano ad una tradizionale cerimonia a base di peyote in un contesto rurale, che durava tutta una notte. Questa cerimonia combinava l’esperienza psichedelica con i tradizionali valori spirituali dei nativi americani; queste persone si posero come obbiettivo di lavorare su un unico genere di espressione musicale al Red Dog Saloon, nell’isolata vecchia città mineraria di Virginia City, Nevada. Nell’estate del 1965, Laughlin reclutò gran parte del talento originaria che portò ad un amalgama unico tra musica folk tradizionale e la nascente scena di rock psichedelico. Insieme al suo gruppo creò ciò che divenne famoso come “The Red Dog Experience”, con la presentazione di gruppi musicali sconosciuti – Big Brother and the Holding Company, Jefferson Airplane, Quicksilver Messenger Service, The Charlatans, Grateful Dead, e altri – che suonarono nell’intimo e completamente nuovo ambiente del Red Dog Saloon. Non vi era una netta separazione tra musicisti e pubblico in queste performance, durante le quali la musica, la sperimentazione psichedelica, un senso unico dello stile personale e i primi rozzi esperimenti di spettacoli luminosi messi su da Bill Ham si combinavano per creare un nuovo senso di comunità. Laughlin e George Hunter dei Charlatans erano veri proto-hippie, con i loro lunghi capelli, gli stivali e gli stravaganti vestiti che si ispiravano chiaramente a quelli dei primi americani e dei nativi. Il fabbricante di LSD Owsley Stanley viveva a Berkeley nel 1965 e fornì gran parte della sostanza che divenne parte seminale della Red Dog Experience, della prima evoluzione del rock psichedelico e della nascente cultura hippie. Al Red Dog Saloon, i Charlatans furono la prima rock band psichedelica che suonò dal vivo (sebbene inintenzionalmente) sotto l’effetto dell’LSD. Una volta tornati a San Francisco, partecipanti alle performance del Red Dog come Luria Castell, Eller Harman e Alton Kelley crearono un collettivo chiamato “The Family Dog”. Modellandolo sulle esperienze del Red Dog, il nuovo gruppo organizzò il 16 ottobre 1965 “A Tribute to Dr. Strange” alla Longshoreman’s Hall. Con un pubblico di circa 500 persone, esponenti degli hippie originali della zona, questo fu il primo evento di rock psichedelico, ballo in costume e show luminoso di San Francisco, con la partecipazione di Jefferson Airplanes, The Great Society e The Marbles. Altri due eventi ebbero luogo prima della fine di quell’anno, uno alla California Hall e la’ltro al Matrix. Dopo i primi tre eventi organizzati dai Family Dog, alla Longshoreman’s Hall ebbe luogo un’occasione psichedelica molto più grande. Intitolata “The Trips Festival”, ebbe luogo dal 21 al 23 gennaio del 1966 e fu organizzato da Stewart Brand, Ken Kesey, Owsley Stanley e altri. Diecimila persone parteciparono a questo evento a posti esauriti, con mille altre che ogni sera non riuscivano ad entrare. Sabato 22 gennio, salirono sul palco i Grateful Dead, Big Brother and the Holding Company, e seimila persone giunsero a bere punch corretti con l’LSD e ad essere testimoni di uno dei primi integrali show luminosi dell’era. Nel febbraio del 1966, la Family Dog divenne, sotto l’organizzazione di Chet Helms, Family Dog Productions, e promosse happening alla Avalon Ballroom e al Fillmore Auditorium, inizialmente in cooperazione con Bill Graham. Questi locali permettevano ai partecipanti di prendere parte interamente all’esperienza musicale psichedelica. Bill Ham, che era stato tra i pionieri degli spettacoli di luce del Red Dog, perfezionò la sua arte di proiezione di luce liquida, con la combinazione di luci e proiezione di film, ed il suo nome divenne sinonimo delle serate di ballo di San Francisco. L’attenzione allo stile ed ai costumi, già presente al Red Dog Saloon, si sviluppò ulteriormente quando gli hippies acquistarono il magazzino di costumi del teatro Fox di San Francisco, che aveva chiuso i battenti, e si rivelò nella libertà con cui ci si acconciava per partecipare agli eventi musicali nelle sale preferite. Scrisse il giornalista musicale del San Francisco Chronicle Ralph J. Gleason: “Ballavano tutta la notte, in maniera orgiastica, spontanea, completamente libera”. Alcuni dei primi hippy di San Francisco erano ex studenti del San Francisco State College che rimasero incuriositi dalla nascente scena musicale psichedelica hippy. Essi si unirono alle band amate, iniziarono una vita comunitaria negli ampi e poco costosi appartamenti vittoriani di Haight-Ashbury. I giovani americani in tutto il paese cominciarono a muoversi verso San Francisco, ed entro il giugno 1966, circa 15.000 hippy si erano già stabiliti ad Haight. Anche i Charlatans, gli Jefferson Airplanes, i Big Brother and the Holding Company, i Grateful Dead in questo periodo si stabilirono tutti nella zona di Haight-Ashbury. Le attività ruotavano attorno ai Diggers, un gruppo teatrale che combinava teatro spontaneo di strada, azioni anarcoidi e improvvisazioni artistiche per raggiungere l’obiettivo di creare una “città libera”. Verso la fine del 1966 i Diggers aprirono locali in cui, oltre a organizzare concerti musicali gratuiti e lavori di arte politica, regalavano le loro cose, cibo, droga, e denaro. Il 6 ottobre 1966, lo stato della California dichiarò l’LSD sostanza controllata, ciò che ha di fatto rese la droga illegale. In risposta alla criminalizzazione della sostanza, gli hippie di San Francisco organizzarono un raduno hippy sulla striscia del Golden Gate Park, chiamato Love Pageant Rally, che attirò circa 700-800 persone. Come spiegato da Allan Cohen, co-fondatore del San Francisco Oracle, lo scopo della manifestazione era duplice – attirare l’attenzione sul fatto che l’LSD era stato appena resa illegale, e dimostrare che le persone che utilizzavano LSD non erano criminali, né malati mentali. Suonarono i Grateful Dead, ed alcuni sostengono che nell’occasione si consumò LSD. Secondo Cohen, quelli che assunsero LSD “non erano colpevoli di uso di sostanze illegali… Noi stavamo celebrando la conoscenza trascendentale, la bellezza dell’universo, la bellezza dell’essere”. Il 14 gennaio 1967 l’enorme raduno all’aperto di San Francisco rese popolare la cultura hippy in tutti gli Stati Uniti, richiamando 20.000 persone al Golden Gate Park. Il 26 marzo, Lou Reed, Edie Sedgwick e 10.000 hippie si raccolsero a Manhattan per il Central Park Be-In on Easter Sunday. Il Monterey Pop Festival dal 16 giugno al 18 giugno diffuse la musica rock della controcultura ad un vasto pubblico e segnò l’inizio della “Estate d’amore”. La versione di Scott McKenzie della canzone di John Phillips San Francisco, divenne un enorme successo negli Stati Uniti e in Europa. Il testo, If you’re going to San Francisco, be sure to wear some flowers in your hair cioè “Se stai andando a San Francisco, assicurati di indossare dei fiori nei tuoi capelli”, convinse migliaia di giovani di tutto il mondo a recarsi a San Francisco, a volte portando fiori tra i capelli e distribuendoli ai passanti, guadagnandosi il nome di “Flower Children”. Gruppi come i Grateful Dead, la Big Brother and the Holding Company con Janis Joplin e i Jefferson Airplane continuarono a vivere ad Haight, ma entro la fine dell’estate, la incessante copertura mediatica portò i Diggers a dichiarare la “morte” degli hippy con una cerimonia-spettacolo. Secondo il poeta epigono Stormi Chambless, gli hippie seppellirono l’effigie di un hippie nel Golden Gate Park a dimostrazione della fine del suo regno.
Per quanto riguarda questo periodo della storia, il 7 luglio 1967 la rivista TIME si presentò con una copertina intitolata “Gli Hippy: La filosofia di una subcultura”. L’articolo descriveva le linee guida del codice hippy: “Fai le tue cose, ovunque devi farle e ogni volta che vuoi. Ritirati. Lascia la società esattamente come l’hai conosciuta. Lascia tutto. Fai sballare qualsiasi persona normale con cui vieni in contatto. Fagli scoprire, se non la droga, almeno la bellezza, l’amore, l’onestà, il divertimento”. Si stima che circa 100.000 persone si siano recate a San Francisco nell’estate del 1967. I mezzi di informazione li seguirono, rivolgendo i riflettori sul distretto di Haight-Ashbury e rendendo popolare i costumi hippie. Con questa maggiore attenzione, gli hippy trovarono sostegno per i loro ideali di amore e di pace, ma furono anche criticati per le loro lotta contro il lavoro e pro-droga, e per la loro etica permissiva. Timori riguardo alla cultura hippy, in particolare per quanto riguarda l’abuso di droga e l’assenza di moralità, alimentarono le ansie morali della fine del decennio. L’Università della California (Berkeley) aveva progettato di demolire tutti gli edifici su una superficie di 2,8 ettari vicino al campus, volendo utilizzare il terreno per costruire campi da gioco e un parcheggio. Dopo un lungo ritardo, durante il quale il sito era diventato un pericoloso pugno nell’occhio, migliaia di comuni cittadini di Berkeley, commercianti, studenti, e hippy presero la questione nelle proprie mani, piantando alberi, arbusti, erba e fiori per trasformare il sito in un parco. Un importante confronto si ebbe il 15 maggio 1969, e il governatore Ronald Reagan ordinò due settimane di occupazione della città di Berkeley da parte della Guardia nazionale americana. Il “Flower Power” prese vita proprio nel corso di questa situazione, quando gli hippy iniziarono ad impegnarsi in atti di disobbedienza civile, piantando fiori negli spazi vuoti di tutta Berkeley sotto lo slogan “Let A Thousand Parks Bloom” (Fai nascere un migliaio di parchi). Nell’agosto 1969, a Bethel, New York, ebbe luogo il Woodstock Music and Art Festival (Festival di Woodstock), che per molti rimane il miglior esempio di controcultura hippy. Oltre 500.000 persone vi si recarono per ascoltare i musicisti e le band più notevoli del tempo, tra cui Richie Havens, Joan Baez, Janis Joplin, The Grateful Dead, Creedence Clearwater Revival, Crosby, Stills, Nash and Young, Carlos Santana, The Who, Jefferson Airplane, e Jimi Hendrix. Le condizione di sicurezza e la logistica furono garantite dalla HWavy Gravy’s Hog Farm, e gli ideali hippy di amore e di fratellanza umana sembrarono aver acquisito espressione concreta. Nel dicembre 1969, un evento simile ebbe luogo a Altamont, in California, circa 45 km a est di San Francisco. Inizialmente annunciata come la “Woodstock West”, il suo nome ufficiale fu The Altamont Free Concert. Circa 300.000 persone vi convennero per ascoltare i Rolling Stones, Crosby, Stills, Nash and Young, Jefferson Airplane e altri gruppi. Furono gli Hell’s Angels ad occuparsi della sicurezza, ma il livello fu molto meno di successo rispetto a quello raggiunto nell’evento di Woodstock: la diciottenne Meredith Hunter fu pugnalata a morte durante il concerto dei Rolling Stones. Gli eventi di Altamont avevano sconvolto molti americani, compresi quelli che si erano fortemente identificati con la cultura hippy. Un’altra scossa si produsse quando Sharon Tate e Leno e Rosemary LaBianca vennero uccisi nell’agosto del 1969 da Charles Manson e dalla sua “famiglia” di seguaci. Tuttavia, l’atmosfera politica oppressiva che contraddistinse il bombardamento della Cambogia e l’uso delle armi da parte della Guarda Nazionale alla Jackson State University e alla Kent State University ancora spingevano i giovani a raccogliersi. Gli spari all’università ispirarono nel maggio del 1970 la canzone “What About Me?” dei Quicksilver Messenger Service, in cui essi cantavano “You keep adding to my numbers as you shoot my people down” (“Ci fate crescere di numero se continuate a spararci”). Molti dei costumi hippie nei primi anni ‘70 erano diventati molto diffusi. Gli affollati concerti rock, iniziati con il Monterey Pop Festival del 1967 e con l’Isle of Wight Festival del 1968, erano diventati la norma. Alla metà degli anni ‘70, con la fine della leva obbligatoria e della guerra del Vietnam, e con la ripresa di sentimenti patriottici associati all’approssimarsi del Bicentenario degli Stati Uniti, i principali media persero interesse alla cultura hippie. L’acid rock dette strada all’heavy metal, alla disco e al punk rock. Gli hippie divennero bersaglio di scherno. Mentre molti di loro si confermarono per un lungo periodo nello stile di vita adottato, i nuovi giovani sostennero che gli hippie avevano esaurito la loro storia nel corso degli anni ‘80 ed erano diventati parte della cultura consumista e materialista. Sebbene non visibile come una volta, la cultura hippie non è mai del tutto scomparsa: hippie e neo-hippie si possono trovare ancora nei campus dei college, nelle comuni e ai raduni musicali. Molti abbracciano i valori di pace, amore e comunanza, e gli hippie possono ancora essere rintracciati in enclave di bohéme in tutto il mondo. Dal 1971, per esempio, esiste in pieno centro a Copenaghen, un quartiere autogestito dagli hippie chiamato Christiania. Alla metà degli anni ‘90 si è assistito al successo una popolare band underground, i Phish, che hanno ripreso il cammino lì dove i Grateful Dead, dopo la morte di Jerry Garcia (1995), lo avevano lasciato. I Phish si rivolgono al popolo hippie e forniscono l’occasione per gli appuntamenti jamband. Questi sono in seguito evoluti fino a consistere in festival come Bonnaroo, e hanno portato avanti le politiche e l’etica dell’originale movimento degli anni ‘60. Gli Hippy cercarono di liberarsi dalle restrizioni della società, scegliendo la propria strada e trovando un nuovo senso della vita. Una espressione dell’indipendenza dalle norme sociali raggiunta dagli hippy è stato il loro insolito modo di vestire e di autogoverno. Questo, ha fatto sì che gli hippy fossero immediatamente riconoscibili gli uni agli altri e servì come simbolo visivo per significare il loro rispetto dei diritti individuali e la loro volontà di mettere in discussione l’autorità. Così come il movimento beat che lo precedette e quello punk che venne subito dopo, i simboli e l’iconografia hippy mostravano un basso status sociale, coerentemente con ideali di povertà e semplicità, con un vestiario che rifletteva uno stile di vita disordinato e spesso vagabondo. Come nel caso di altri movimenti di adolescenti bianchi di classe media, il comportamento deviante degli hippie comportava una sfida alle principali differenze di genere del loro tempo: sia i maschi che le donne hippie portavano i jeans e i capelli lunghi, ed entrambi portavano sandali o andavano scalzi. I maschi spesso portavano la barba, mentre le donne limitavano al minimo o non utilizzavano il trucco, e molte non portavano il reggiseno. Gli hippie spesso sceglievano vestiti con colori brillanti e di taglio insolito, come pantaloni a zampa d’elefante, gilé, indumenti tie-dyed (t-shirt con disegni e colori psichedelici, spesso in cotone), dashiki (specie di mezzi mantelli provenienti dall’Africa), o camicette; molto popolari erano anche indumenti di taglio non occidentale e con motivi ispirati ai modelli dei nativi americani, degli africani e dei latino americani. Gran parte di questi indumenti era autoprodotta per contrastare la cultura delle aziende, e gli hippie spesso acquistavano i propri abiti nei mercatini delle pulci o dell’usato. Gli accessori preferiti, sia per gli uomini che per le donne, consisteva in oggetti della cultura indiana, copricapi, bandane e lunghe collane a grani. Le case, i veicoli e gli altri oggetti appartenenti agli hippie erano spesso decorati con motivi psichedelici. Il viaggio, sia all’interno della nazione che all’estero, è stato uno degli elementi caratteristici della cultura hippy. La cultura hippie era comunitaria e viaggiare diventò un modo di estendere il concetto di amicizia. Scuolabus simili al Ken Kesey’s Furthur, o all’iconico VW, divennero popolari perché gruppi di amici ci potevano viaggiare economicamente. Il VW bus divenne noto come un simbolo della controcultura hippy, e molti di questi autobus furono ridipinti con grafica psichedelica e/o personalizzati, un atteggiamento che anticipò la attuale arte di decorazione di automobili. Un simbolo di pace sostituiva spesso il marchio Volkswagen. Molti hippy preferivano l’autostop, inteso come principale modalità di trasporto, perché economico, ecologico, e modo sicuro per incontrare nuove persone. Il simbolo della pace fu sviluppato nel Regno Unito come logo per la Campagna per il disarmo nucleare, e fu imbracciato dai protestanti statunitensi contro la guerra negli anni 60.Gli Hippy furono spesso pacifisti e presero parte a cortei politici non-violenti, come le marce per i diritti civili, le marce su Washington D. C., le dimostrazioni contro la Guerra del Vietnam, compreso il dar fuoco alle cartoline di chiamata alla leva e le proteste alla Convenzione Nazionale Democratica del 1968. Il grado di coinvolgimento politico varia ampiamente tra gli hippy, partendo da quelli attivi soltanto nelle marce della pace per arrivare alle manifestazione di teatro di strada anti-autoritario e alle dimostrazioni degli Yippie, il sottogruppo hippy politicamente più attivo. Nel corso di una discussione tra Bobby Seale e Jerry Rubin sulle differenze fra hippy e Yippie, Rubin sostenne che gli Yippie erano l’ala politica del movimento hippy, dal momento che “non tutti gli hippy avevano già sviluppato una posizione politica”. A proposito, poi, delle iniziative politiche del movimento hippy, Rubin aggiunse che “essi preferiscono principalmente sballarsi, ma molti di loro vogliono anche la pace e che finisca tutto questo schifo”. Oltre a dimostrazioni politiche non violente, l’opposizione hippy alla guerra del Vietnam incluse anche l’organizzazione di gruppi di azione politica contro la guerra, il rifiuto del servizio di leva e lo svolgimento di lezioni universitarie nei campus sulla storia del Vietnam e sul contesto politico internazionale in cui si inseriva quel conflitto. La già citata versione di Scott McKenzie della canzone di John Phillips “San Francisco”, che aveva ispirato la Summer of Love, diventò anche la canzone di bentornato per tutti i veterani del Vietnam che tornavano a San Francisco dal 1967 in poi. Lo stesso McKenzie ha dedicato ogni esecuzione americana di quella canzone ai veterani del Vietnam, e la cantò anche in occasione del ventesimo anniversario (2002) della cerimonia di inaugurazione del Vietnam Veterans Memorial. La canzone diventò una canzone di libertà in tutto il mondo, specialmente nelle nazioni dell’Europa orientale sofferenti sotto regimi comunisti imposti dall’Urss. Gli hippy si espressero spesso politicamente attraverso la fuoriuscita dalla società, allo scopo di perseguire i cambiamenti cercati. Tra i movimenti politici supportati dagli hippy ci sono il movimento di ritorno alla terra degli anni ‘60, lo sviluppo dell’impresa cooperativa, l’attenzione all’energia alternativa, il movimento per una stampa libera e l’agricoltura biologica. Seguendo l’esempio della Beat Generation, anche gli hippy usarono canapa indiana (o marijuana), considerando il suo effetto piacevole e benigno. Essi allargarono la loro farmacopea spirituale fino a includere allucinogeni come l’ LSD, la psilocibina e la mescalina. Sulla Costa Est degli Stati Uniti, i professori di Università di Harvard Timothy Leary, Ralph Metzner e Richard Alpert difesero l’uso delle sostanze psicotrope nella psicoterapia, nell’autoanalisi e per usi religiosi e spirituali. A proposito dell’LSD, Leary disse “Espandi la tua coscienza e trova in essa estasi e rivelazione”. Sulla Costa Ovest degli Stati Uniti, Ken Kesey fu una figura importante nella propozione dell’uso ricreativo delle sostanze psicotrope, specialmente dell’LSD. Tenendo quelli che lui chiamava “Acid Tests”, e girando il paese con la sua band dei Merry Pranksters, Kesey diventò il catalizzatore dell’attenzione dei media e catturò molti giovani al movimento. I Greatful Dead (chiamati in origine “The Warlocks”) suonarono alcuni dei loro primi pezzi agli Acid Tests, spesso sotto l’effetto dell’LSD, proprio come il pubblico. Kesey e i Pranksters sentivano di “accendere il mondo”.Nel mondo hippy si usarono anche sostanze più pesanti, come oppio e anfetamina; tuttavia queste droghe venivano disprezzate, perfino tra chi ne faceva uso, perché riconosciute dannose e procuranti dipendenza. L’eroina, per esempio, fu vietata allo Stonehenge Free Festival del 1967.Gli hippy tendevano a viaggiare leggeri e sempre pronti a partire per dovunque succedesse qualcosa in qualsiasi momento; che si trattasse di raduni sul Mount Tamalpais vicino San Francisco, una dimostrazione contro la guerra in Vietnam a Berkeley, uno degli incontri musicali di Kesey, o se la “vibrazione” non era giusta e c’era bisogno di un cambio di ambiente, gli hippy erano pronti a muoversi in un attimo. La pianificazione era avversata, in quanto un hippy era sempre felice di mettere pochi indumenti in uno zaino, tirar fuori il pollice e andare in autostop ovunque. Difficilmente si chiedevano se avessero abbastanza soldi, o una prenotazione alberghiera o uno qualsiasi dei normali equipaggiamenti di chi si mette in viaggio. Le abitazioni hippy accoglievano ospiti notturni capitati improvvisamente, e le caratteristiche di reciprocità del movimento permettevano libertà di movimento. Le persone generalmente collaboravano per andare incontro ai bisogni reciproci in un modo che divenne meno frequente dopo i primi anni ‘70. Questo modello di vita è ancora comune nei gruppi della Rainbow Family, dei viaggiatori new age e degli housetrucker neozelandesi. Un derivato di questo stile libero di viaggio furono i furgoni e i pullman, case mobili costruite artigianalmente sugli chassis originali, in modo da favorire una vita nomade. Alcuni di queste case mobili gitane erano piuttosto ben attrezzate, con letti, bagni, docce e fornelli.
Sulla costa occidentale si sviluppò un peculiare stile di vita attorno alle Renaissance Faire, organizzate per la prima volta nel 1963 da Phyllis e Ron Patterson. Nei mesi estivi ed autunnali, intere famiglie viaggiavano insieme nei loro particolari veicoli, parcheggiavano nei luoghi dell’avvenimento nella California del sud o del nord, preparavano i manufatti durante la settimana e poi indossavano i vestiti elisabettiani nelle rappresentazioni di fine settimana, per poi partecipare ai mercatini in cui rivendevano gli stessi manufatti al pubblico. Il gran numero di giovani del tempo garantiva favorevolissime opportunità di viaggio verso speciali appuntamenti. L’apice fu raggiunto al Festival di Woodstock, vicino a Betel (New York), che si svolse dal 15 al 19 agosto 1969 e attirò più di 500.000 persone. La più memorabile esperienza di viaggio hippy, intrapresa da centinaia di migliaia di giovani, specie negli anni 1969-71, fu il viaggio via terra verso l’India. Portandosi dietro poco o niente bagaglio e con pochissimi soldi in tasca, quasi tutti loro seguivano la stessa strada, attraversando l’Europa in autostop fino ad Atene o a Istanbul, proseguendo poi con il treno attraverso la Turchia centrale per Erzurum, continuando in autobus in Iran, attraverso Tabriz e Teheran fino a Mashad, poi superando il confine afgano ad Herat, proseguendo nel sud dell’Afghanistan attraverso Kandahar per giungere a Kabul, varcando il Passo Khyber per giungere in Pakistan, ed infine toccando Rawalpindi e Lahore fino al confine indiano. Una volta in India, gli hippy si recavano in varie destinazioni, ma si raccoglievano poi in grandi numeri sulle spiagge di Goa, oppure attraversavano il confine con il Nepal e trascorrevano mesi a Katmandu. La lunghezza del soggiorno in questi posti variava di norma dalle poche settimane a sei mesi. Per soggiornare più a lungo, in India era necessario un visto.L’eredità che gli hippy lasciarono alla società è molto forte ancora oggi. Dimostrazioni politiche e pubbliche ora sono considerate libere espressioni legittime. Coppie non sposate si sentono libere di viaggiare e vivere insieme senza disapprovazione dalla società. Le tematiche che riguarda le questioni sessuali è divenuta di norma, ed i diritti degli omosessuali, degli ermafroditi e dei transessuali si sono espansi. La diversità religiosa e culturale ha guadagnato più accettazione. Imprese commerciali Co-operative e comunità creative con vita di gruppo sono accettate estesamente. L’interesse del cibo naturale, rimedi erbacei e vitamine si sono molto estesi, ed i cibi salutari hippy degli anni sessanta ora sono di grande attualità. In particolare, lo sviluppo e la popolarizzazione di Internet trovano le sue radici nell’ethos anti-autoritario promosso dalla cultura hippy. Durante gli anni sessanta, baffi, barbe e capelli lunghi divennero luogo comune e, mentre l’abbigliamento multi-etnico dominò il mondo. Da allora, una larga serie di scelte riguardanti l’aspetto personale e lo stile nel vestiario divenne accettabile da tutti, cosa non comune nell’era hippy. Gli hippy inspirarono molti altri cambiamenti, di cui uno degli esempi più evidenti è costituito dal ribasso nella popolarità della cravatta che era stata usata quotidianamente durante gli anni cinquanta e primi anni sessanta; in letteratura, libri come The Electric Kool-Aid Acid Test ed in musica, la psichedelia portò alla creazione di nuovi generi come l’hard rock; in televisione non si contano i film che parlano e ritraggono la comunità hippy, come Woodstock, Easy Rider, Hair, The Doors e Crumb. Le tradizionali feste hippy cominciate negli Stati Uniti nel 1965, continuano a svolgersi e a svilupparsi ancora oggi’.
Hair
31 Ottobre 2008Una Parentesi Underground
31 Ottobre 2008Corrado Penna,per citarne uno tra i tanti,come abbiamo detto collaborò a varie pubblicazioni underground a carattere musicale, letterario e politico. Su questo argomento, quasi di dostoevskijana memoria (cit.: ‘La parola inglese underground, sottosuolo appare all’ inizio degli anni ‘50 negli USA, ed è collegata alla nascita e allo sviluppo della beat generation : uno dei cui esempi è The Subterraneans di Jack Kerouac, scritto nel 1952 e pubblicato nel 1958. Il termine è inteso come via esistenziale e culturale che superi gli schemi della società occidentale contemporanea. L’uso si evolve negli anni ‘60 e si allarga al linguaggio comune. Dai primissimi anni ‘70 viene usato comunemente per individuare degli stili di vita e dei modelli creativi non facilmente riconducibili alle norme della cultura di massa’) , come premesso,ritorniamo adesso in quanto fondamentale per la nascita di una ‘controcultura’ ancora in atto, e indirettamente per alcune connessioni con la nostra arte. Tratto da Wikipedia: ‘ Controcultura è un termine usato in antropologia e in sociologia e si riferisce a movimenti o gruppi di persone i cui valori e modelli culturali e di comportamento molto differenti (e spesso opposti) da quelli del paradigma dominante (a cui spesso ci si riferisce con il termine di matrice anglofona “mainstream”) nella società. Questo termine viene usato nella maggior parte dei casi per riferirsi ai movimenti di contestazione giovanile scatenatisi in Nord America e in Europa negli anni sessanta e anni settanta. In un senso più generale, le controculture possono essere viste come l’espressione culturale di alcune componenti minoritarie della società che esprimono un rifiuto più o meno radicale alla visione del mondo e allo stile di vita comunemente condiviso.Molti dei tipici modi di espressione delle controculture sono a tutt’oggi di fatto stati assorbiti dalla società ed entrati nel costume, come nel caso del cambiamento del rapporto tra uomo e donna, nei costumi sessuali, nell’arte, nella musica e nello spettacolo. In molti casi, tuttavia, tale assorbimento ha anche prodotto una sostanziale modificazione dell’idea controculturale originaria, mantenendo dunque una caratterizzazione ulteriormente minoritaria, oltre che storicizzata, della stessa. A fronte di tale mantenimento di individualità storica, in molti contesti si è anche proposta una riedizione contemporanea, riveduta e aggiornata, di alcuni di tali movimenti controculturali’. Ed ancora: ‘Il termine cultura underground (o semplicemente underground) definisce un ampio insieme di pratiche e di identità accomunate dall’intento di porsi in antitesi e/o in alternativa alla cultura ufficiale della società di massa. Nel mondo anglosassone, il termine “underground” (“sottosuolo”) per indicare una “rete sotterranea di resistenza” venne utilizzato nel XIX secolo con le Underground Railroads, reti clandestine di case sicure per affrancare gli schiavi in fuga dal Sud degli Stati Uniti. Analogamente, si definì nello stesso modo il network che facilitava la fuga in Canada dei giovani statunitensi che rifiutavano il servizio di leva durante la guerra del Vietnam. Il termine venne anche utilizzato per indicare i movimenti di resistenza europei durante la seconda guerra mondiale (“The Undergrounds”) .La definizione di cultura underground viene oggi solitamente riferita all’area creativa della controcultura giovanile alternativa e contrapposta alla cultura ufficiale che si sviluppò negli Stati Uniti e in Europa nella metà degli anni sessanta. L’underground fu una rete di gruppi teatrali, laboratori artistici, cineclub, spazi sociali a gestione comunitaria, librerie, case editrici, riviste politiche e letterarie, etichette discografiche indipendenti, negozi di abbigliamento usato, circoli culturali che si diffusero prima negli Stati Uniti, poi in alcuni paesi europei sulla scia della cultura beat, del movimento studentesco e del movimento hippy. Sebbene spesso non esistessero collegamenti reali e duraturi tra tali realtà, nate e sviluppatesi in modo informale e legate alla dimensione locale entro cui esse agivano, esse erano accomunate dal progetto di costruzione di una “società parallela”.La cultura underground si sviluppò all’interno di società del capitalismo avanzato in un’epoca in cui l’industria culturale subiva forti trasformazioni per lo sviluppo dei mezzi di comunicazione di massa; in risposta a tali mutamenti la cultura underground proponeva un utilizzo alternativo degli stessi mezzi di comunicazione atti alla diffusione di stili e princìpi di vita differenti da quelli della società ufficiale. Per estensione, la definizione di cultura underground venne in seguito utilizzata per indicare numerose reti sottoculturali alternative ai canali ufficiali (punk, cyberpunk, ravers, alternative hip hop, ecc)’. Per quanto concerne la cultura undeground in Italia: ‘In Italia la cultura underground ebbe indiscutibili meriti nel diffondere le nuove tendenze dell’arte e della cultura contemporanea: dalla psichedelia alle filosofie orientali, dalla fantascienza alla letteratura beat. Rilevante fu l’esperienza della rivista milanese Mondo beat (1965-1966), accanto alla nascita dei primi gruppi hippy. In Italia e Francia esercitò una certa influenza anche il movimento situazionista, all’interno del quale convivevano sia la teoria rivoluzionaria che le azioni dirette di provocazione pubblica.Ma al contrario di quanto accadeva negli Stati Uniti, in cui la componente creativa e quella politica del movimento studentesco procedettero strettamente connesse, in Italia il Sessantotto rappresentò un momento di rottura tra l’identità del movimento politico e quella delle culture alternative, che si trovarono contrapposte: da una parte, infatti, il movimento studentesco si diresse verso un irrigidimento su posizioni ideologhe filo-marxiste, dall’altro le culture underground assunsero una piega artistica e visionaria, ripiegando ai margini del movimento contestatario.Significativa, per la cultura underground italiana fu la pubblicazione nel 1971 della prima mappa della scena underground italiana, il libro Ma l’amor mio non muore. Importanti per il movimento alternativo le varie guide che vennero, in quel periodo, pubblicate e fatte circolare quasi esclusivamente nel circuito underground, tra cui: come coltivare la marijuana, come realizzare una radio libera, i manuali di autodifesa negli scontri di piazza, etc. Molto attiva ad editare questo tipo di manuali la viterbese Stampa Alternativa, che lancerà anche la collana Millelire, capace, grazie al prezzo contenuto, di garantire tirature elevatissime.Nel corso degli anni settanta in Italia avvenne una parziale ricomposizione tra la tendenza politica e quella creativa che sfociò nel movimento del ‘77.A partire dagli anni ‘80 e ‘90 la cultura underground si confronta con le nuove tecnologie, sviluppando, di fatto, i primi esperimenti collegati all’utilizzo di internet, alla multimedialità e ai nuovi linguaggi espressivi. È questo il caso della Chiesa dell’Elettrosofia o dei primi montaggi video realizzati su piattaforme Mac da Robert Croschicki.Sempre negli anni ‘80, sulla scia delle esperienze newyorkesi di Keith Haring e di artisti apolidi giunti in Italia come Norman Mc Laren, scoppia il boom della Street Art, ulteriore evoluzione della cultura del Graffitismo, ormai entrata di diritto nell’arte ufficiale. Il circuito delle riviste underground in Italia, a differenza di quello che oggi comunemente si ritiene, fu vasto ed articolato. Periodo fondamentale quello che si sviluppa tra il 1967 e il 1975: tra le testate che meritano essere ricordate, oltre il già citato Mondo beat anche Re Nudo, Paria, Tampax (rivista ed editrice), Fallo! Get Ready, Pantere Bianche, Hemicromis, Vomito, e lo stesso Frigidaire, vero e proprio fenomeno di mercato, capace di lanciare personaggi come Ranx Xerox e autori come Pazienza, Tamburini, Mattioli, Echaurren.Molte di queste riviste (stampate in vari modi: offset, eliografia, ciclostile) aderirono alla I.A.P (International Alternative Press), con sede a Milano, attivo tra il 1971 e il 1979 circa’. Cit.: ‘Both phrases, resistance movement and freedom fighters, can become contentious terms for what other observers might describe as terrorists, though this is controversial as terrorists are often criticized and seen as morally wrong, whereas many see Resistance Movements as legitimate. The popular saying “One person’s terrorist is another person’s freedom fighter” encapsulates this dichotomy, without clarifying the distinction that freedom fighters must, by definition, be fighting for freedom. Terrorists, as a modern appellation, are not seen as fighting for freedom, whereas Resistance Movements are. Thus, Resistance Movements may employ terror tactics, but not all who use terror tactics are called a Resistance movement.Term “Resistance” originates from the French Resistance during WWII self designation. It has become a generic term that may be used to designate underground resistance movement from any country. While the concept of Resistance may have existed prior to WWII, using the term “resistance” to designate a movement meeting the definition prior WWII might be considered an anachronism[1]. While non exclusive, the term is also strongly coined to WWII context. Resistance movements can include any irregular armed force that rises up against an enforced or established authority, government, or administration. This frequently includes groups that consider themselves to be resisting tyranny. Some resistance movements are underground organizations engaged in a struggle for national liberation in a country under military occupation or totalitarian domination. Tactics of resistance movements against a constituted authority range from nonviolent resistance and civil disobedience, to industrial sabotage and guerrilla warfare, or even conventional warfare if the resistance movement is strong enough. Any government facing violent acts from a resistance movement usually condemns such acts as terrorism, even when such attacks target only the military or security forces.Resistance during World War II was dedicated to fighting the Axis invaders. Germany itself also had an anti-Nazi German resistance movement in this period. Although mainland Britain did not suffer invasion in World War II, the British made preparations for a British resistance movement in the event of a German invasion.According to Joint Publication 1-02, The United States Department of Defense defines a resistance movement as: An organized effort by some portion of the civil population of a country to resist the legally established government or an occupying power and to disrupt civil order and stability. In strict military terminology, a resistance movement is simply that; it seeks to resist (change) the policies of a government or occupying power. This may be accomplished though violent or non-violent means. A resistance movement is specifically limited to changing the nature of current power, not to overthrow it. The correct military term for removing or overthrowing a government is an insurgency’.


