Sempre da Rodez, 1 Rue Vieux Saint, Aveyron, sotto forma di lettera poi firmata sul marciapiede che fa angolo tra Boulevard Raspail e Montparnasse, lettera preceduta dall’immagine-orinatoio di Duchamp e redatta nel febbraio 6191 , fu scritto: ‘ Perché,ho detto ancora,l’uomo si batte fuori? Perché,rispondevo quasi a me stesso, dentro è la sua anatomia a fargli guerra: tutti e nessuno,mi è stato risposto,il caso lo spirito malvagio e il niente,ma ebbene no,né tutti né nessuno,né il caso,né lo spirito malvagio e neppure il niente,ma solo l’uomo per quello che esso è di fatto,incredibilmente brutto,ridicolo e miserabile sotto i suoi broccati e vestiti di seta,eterno miliardario soltanto nei propri inutili sogni di potenza e di comando. Alla fine,oltre pochi amici e il mio cane,che adoro sopra ogni altra cosa, non ho relazioni,e comunque non ne voglio: la massa di carne che vale nella e per l’anatomia generale,soprattutto nei ridicoli prodotti di scarto costolare,non mi interessano,e questo lo dico a ragione poiché l’anatomia generale dell’essere umano è da secoli monca,in quanto improvvisata, L’anatomia umana è falsa,e io lo so,per averlo provato realmente dalla testa ai piedi. E la questione che si pone è quella di sapere se bisogna provare ad orientarli,gli avvenimenti,accelerandone il ritmo nel loro verso,o se per caso non valga la pena di lasciarli correre,fino a che l’ascesso si svuoti da sé, ma una volta per tutte,e per davvero. Non saprei dirlo. Dal canto mio,per un certo numero di necessità imposte dalla natura, ma anche fiutando gli avvenimenti,mi auguro un succedersi di disastri, naturali ed artificiali , in modo da farli evolvere in un corso vantaggioso,e comunque efficace. In una realtà in cui milioni di persone hanno a mala pena di che conservare la forza sufficiente per vedersi morire di fame, io auspico rivolte inevitabili e salutari,con un notevole trasudamento di forze,energie e di sangue,in modo che questo capolavoro malriuscito,definito ora uomo ora la sua menomata derivazione costolare, possa ruotare intorno al suo stesso sacrario,e perché venga infine fermato con ogni mezzo,paralizzato e avvelenato per l’elettricità delle sue troppe braccia e gambe, che in ogni caso lo formano. Non lo ho affermato io: la più semplice azione sarebbe scendere in strada brandendo due pistole e iniziare a sparare alla cieca sulla folla. Chi non ha mai avuto voglia almeno una volta nella vita,si diceva, di fare piazza pulita con il miserabile principio dello svilimento e dell’istupidimento, è chiaro che appartiene alla folla, e la sua pancia è costantemente sotto tiro. I delitti di ogni genere. il crimine e l’omicidio,soprattutto se casuale, sono del tutto necessari alla natura e alla stessa società,che del resto ne legittima l’uso,a condizione che sia collettivo e non individuale,attraverso guerre, sevizie e continui avvelenamenti quotidiani. In altre parole,io penso,e credo a ragione, bisogna che l’occulto continui il suo percorso integrale di carne e di sofferenza. E questa non è una parola o un’immagine senza conseguenza alcuna: ciò significa che l’essere umano,chiunque esso sia, è destinato a perdere prima o poi, materialmente e fisicamente,la sua identità, Ogni fiducia riposta nell’uomo è inutile e vana, sempre e comunque: e del resto l’unica funzione degli altri è quella di farci comprendere lo splendore della nostra solitudine. “Presque tous nos malheurs nous viennent de n’avoir pas su rester dans notre chambre”, dit un autre sage, Pascal, je crois, rappelant ainsi dans la cellule du recueillement tous ces affolés qui cherchent le bonheur dans le mouvement et dans une prostitution que je pourrais appeler fraternitaire, si je voulais parler la belle langue de mon siècle”. Io credo,perché vivo recluso in questo corpo di carne e vomito ,al veleno messo ogni giorno nelle mie pietanze dal mio stesso simile,e all’incapacità di procurarmi i medicinali necessari per guarire da questa narcosi,non fossero quelli di demoni che si moltiplicano,e della necessità assoluta,diventata ormai inevitabile, di un inevitabile spargimento di sangue. Attorno a me vedo agire, in blocco e a gruppi, moltitudini di individui procreati da uteri infetti al solo scopo di denutrite il mio essere e di paralizzare le reazioni della mia anima e della mia coscienza esasperata,in modo da succhiarmi ogni giorno il cervello e il respiro in fondo al loro stesso stomaco e ventre,quando per onestà intellettuale ho voluto reagire contro di esse. Non accetto le scuse di alcun ipotetico dio all’uomo,per averlo creato, così come non accetto alcuna giustificazione da parte del mio prossimo: del resto le leggi di causa ed effetto,operanti nella natura,dicono molto al riguardo, e non è necessario altro che adeguarsi ad esse. L’idee de dieu est, je l’avoue, le seul tort que je ne puisse pardonner a l’homme, aveva scritto Monsieur le 6, prigioniero nella cella del mastio di Vincennes: ma anche così, pur essendo di un disordine impeccabile, ciò è privo della constatazione di tutti quei sortilegi determinati dall’abbrutimento quotidiano, imposti da ogni convivenza. Lo ripeto,dopo uno spaventoso attacco di dissenteria,mentre,da una parte, credo di abitare dalle parti di Quai du Louvre,ma dove in realtà vado a cavallo presso i Tarahumara: la più semplice azione sarebbe scendere in strada brandendo due pistole e iniziare a sparare alla cieca sulla folla. Bisogna assolutamente,proclamare adesso a chiare lettere che questi sortilegi esistono,e che a causa loro esiste ogni massacro e turpitudine, perché gli esseri umani, da sempre indegni di questo nome,sono una legione,alle cui azioni tutti,o quasi tutti,partecipano,e verso cui,personalmente, nutro, adesso e per qualsiasi possibile eternità, ogni risentimento possibile. Multitude, solitude: termes égaux et convertibles pour le poète actif et fécond. Ricordo nei petits poèmes en prose la frase, dopo la lettera dedicatoria inviata ad Arsène Houssaye. Qui ne sait pas peupler sa solitude, ne sait pas non plus être seul dans une foule affairée. Il est bon d’apprendre quelquefois aux heureux de ce monde, ne fût-ce que pour humilier un instant leur sot orgueil, qu’il est des bonheurs supérieurs au leur, plus vastes et plus raffinés. Les fondateurs de colonies, les pasteurs de peuples, les prêtres missionnaires exilés au bout du monde, connaissent sans doute quelque chose de ces mystérieuses ivresses; et, au sein de la vaste famille que leur génie s’est faite, ils doivent rire quelquefois de ceux qui les plaignent pour leur fortune si agitée et pour leur vie si chaste’.