In 1811 Shelley pubblicò un pamphlet dal titolo: The Necessity of Atheism. ‘Four months after being expelled, the 19-year-old Shelley traveled to Scotland with the 16-year-old schoolgirl Harriet Westbrook to get married. After their marriage on August 28, 1811, Shelley invited his college friend Hogg to share their household ‘ (inclusa la moglie, come volevano i suoi ideali di amore libero, ma in seguito al rifiuto da parte di Harriet dovette abbandonare il suo cd. progetto di matrimonio aperto).‘Tornato in Inghilterra,il matrimonio (come sempre accade,ndr.) con Harriet iniziò a deteriorarsi. A Londra incontrò, innamorandosene (sebbene ancora sposato con Harriet), Mary, la colta figlia di Godwin e di Mary Wollstonecraft, un tempo nota come scrittrice morta alla nascita di Mary. Seguendo i principi di libertà sessuale più volte professati, nel luglio del 1814, Shelley fuggiva segretamente con la sedicenne Mary, portando con sé la sorellastra Jane (in seguito Claire) Clairmont, anche lei sedicenne. I tre si imbarcarono per l’Europa attraversando la Francia per poi andare ad abitare in Svizzera’. Shelley è un poeta contraddittorio, si è detto : nelle sue opere bisogna distinguere la poesia frutto di commozione eloquente da quella composta di versi ideologici e talvolta retorici, a partire da quelli condizionati dalle sue posizioni a favore dell’amore libero (e dunque contro ‘un puritanesimo che attribuisce alla libertà sessuale una funzione corruttrice’) e di ogni trasgressione dei principi correnti, contro il lavoro organizzato in fabbrica, contro l’istituzione di una società mercantile e colonialista. Cfr.:’ L’espressione “amore libero” è stata utilizzata dagli anarchici sin dopo la fine del XIX secolo per definire enunciazioni concernenti la sessualità nell’ambito individuale e sociale. Gli anarchici hanno utilizzato il termine “amore libero” successivamente e simultaneamente come sinonimo d’unione libera, di tolleranza, di neomalthusianesimo, d’alternativa alla famiglia patriarcale, di comunalismo sessuale o del “poliamore”. Il punto comune delle diverse posizioni anarchiche sull’“amore libero” è l’opposizione all’ approccio assolutista sessuale. Il puritanesimo e la morale giudaico-cristiana (approccio assolutista) giudica il sesso come un qualcosa di dannoso per la moralità dell’individuo e per la coesione sociale. Questa visione repressiva della sessualità considera il sesso come facente parte di una natura bestiale e come tale da limitare con una serie di regole morali (eterosessualità, monogamia, matrimonio ecc.) imposta dalle istituzioni (Chiesa e Stato). L’amore libero è stato principalmente compreso dagli anarchici, e dei pensatori utilitaristi come Mills e Bentham, in un’ottica pluralista. Quest’approccio essenzialmente liberale, ha attirato anarchici individualisti del XIX secolo come Benjamin Tucker e Lysander Spooner (L’approccio pluralista è “essenzialista”, nel senso che considera la sessualità come una forza naturale, biologica, che influenza non solamente l’individuo ma anche la vita sociale e collettiva. La sessualità sarebbe un istinto innato dell’animale umano, che tuttavia viene controllata dalle istituzioni). La sessualità, secondo questi pensatori, appartiene alla sfera privata e deve essere separata dalla sfera pubblica esattamente come le pratiche religiose, il consumo di droghe ecc. L’approccio libertario è stato invece adottato e sviluppato da anarchici come Emile Armand, Emma Goldman, dai marxisti Wielhem Reich, e Herbert Marcuse, dai socialisti utopisti come Charles Fourier e dai pedagogisti libertari Paul Robin e Jeanne Humber (Anche l’approccio libertario è “essenzialista”, sessualità interna all’individuo e esterna alla società, in quanto ritiene che l’amore libero sia naturale, positivo e sano. La sessualità è una pulsione vitale, la sua repressione sociale impedisce l’espressione dell’individualità. La repressione sessuale è nefasta ed è una delle cause di comportamenti devianti e malsani. In “Psicologia di massa del fascismo”, Reich pone nella repressione e nella frustrazione sessuale dei tedeschi, le basi dello sviluppo del nazismo). I libertari criticano le istituzioni (politiche, sociali e religiose) tendenti ad inquadrare la libertà sessuale entro il matrimonio, il patriarcato, oltre a criticare la sessualità non finalizzata alla procreazione (con esplicito riferimento alla Chiesa). Solo la libertà sessuale può dare all’individuo, e come conseguenza alla società, l’equilibrio e il benessere fisico, emozionale e psichico. Molti anarchici sono convinti, come i marxisti Marcuse e Reich, che la “rivoluzione sessuale” è la chiave di volta per la liberazione sociale. Le repressioni sessuali non fanno altro che giustificare l’esistenza dello Stato e della Chiesa nel loro ruolo di guardiani dell’ordine e della moralità, e come tali vanno distrutti. La recente tendenza anarchica, per ciò che concerne l’amore libero, è di rimettere in causa l’”essenzialismo” che fa della sessualità una pulsione vitale legata alla biologia umana: secondo questo modo di pensare la sessualità è socialmente costruita e organizzata. I suoi sensi e le sue norme sono legate intimamente alle strutture sociali, implicando un’ influenza della cultura, dei ruoli sessuali, delle classi sociali e delle divisioni etniche, sul comportamento sessuale individuale’.In merito :’ Il filosofo francese Michel Foucault ritiene che la sessualità altro non sia che un’elaborazione della modernità e una tecnica di asservimento dei corpi. Molte individualità vedono il sesso soggiogato e represso dal potere (secondo Foucault il “Potere” va inteso non come un individuo concreto che impartisce ordini e leggi, bensì come un elemento che subdolamente si insinua in ogni aspetto della società, essenzialmente negando la verità delle naturali pulsioni umane e quindi la manifestazione del proprio modo d’essere). Foucault al contrario descrive il concetto di sessualità come dispositivo costruito e tenuto in vita dal potere stesso:” la sessualità si è costituita come campo di conoscenza a partire da relazioni di potere che l’hanno costituita come oggetto possibile”. Il filosofo francese fa notare che in epoca moderna si assiste non tanto ad un incremento della repressione sessuale, quanto ad una proliferazione dei discorsi aventi come oggetto il sesso, che altro non sono che una certa volontà di sapere. Infatti è proprio tra il XVIII e il XIX secolo che si sviluppa la tendenza a parlare del sesso: nella medicina, nella sociologia, nella demografia, nella psicanalisi, nella psichiatria, nella pedagogia. I discorsi sul sesso, secondo Foucault, sono controllati attraverso il regime della “confessione” (secondo Foucault ognuno si sentirebbe quasi obbligato a rivelare a se stesso e agli altri ogni elemento affine al sesso), attraverso il quale si è sviluppata una vera e propria scientia sexualis. In questo modo “sapere e potere” rivelano così la loro realtà, che di fatto rende illusoria tanto l’idea di una ricerca scientifica e obiettiva sulla sessualità, quanto qualsiasi strategia di emancipazione e liberazione sessuale, poiché egli ritiene non esista alcuna dimensione originaria da recuperare. Così la sessualità diventa non solo uno degli elementi principali delle politiche produttive del potere, ma soprattutto un elemento di grande strumentalizzazione e alla base del quale si sviluppano svariate strategie prevalentemente repressive. Per Foucault sapere e potere sono indisgiungibili, in quanto l’esercizio del potere genera nuove forme di sapere e il sapere porta sempre con sè effetti di potere. Per potere però, spiega Foucault, non si deve intendere quello che emana da un soggetto cosciente, un sovrano, e si traduce in leggi positive; si tratta invece del potere impersonale, onnipresente, che non ha dimora fissa, ma opera tramite meccanismi anonimi in ogni anfratto della società (cfr.il già riportato articolo sulla Dittatura Perpetua). Sotto questa luce, il potere è un insieme di rapporti di forza , diffusi localmente, non riconducibili ad una sola sede e così Foucault contrappone la propria microfisica del potere , mirante all’analisi delle molteplici e diffuse strategie di soggiogamento, alla macrofisica, propria della teoria di Marx, ad esempio, che dà più spazio all’opposizione tra dominatori e dominati. Di fatto, spiega Foucault, si è sempre allo stesso tempo ambo le cose, dominatori e dominati: si potrà essere dominati in fabbrica ma, magari, dominatori in famiglia. Rispetto a questi poteri così decentrati e variamente connessi la resistenza può essere condotta non da un’unica forza organizzata in partito, ma solo in lotte parziali, in una miriade di luoghi da parte di forze mobili e continuamente cangianti. I dispositivi di potere, attuando selezioni e interdizioni, impediscono il libero proliferare dei discorsi e originano una società disciplinare, che trova espressione nelle istituzioni del carcere, dell’ospedale, dell’esercito, della scuola, della fabbrica, dove sono attuate strategie di controllo, anche del corpo, esami, e sanzioni’.Come si è visto sopra, Shelley conobbe,tra le altre, la terribile esperienza del matrimonio. Ma anche volendo esprimere la cosa in termini più strettamente antropologici : ‘ il matrimonio non deve avere necessariamente quelle regole che noi generalmente gli attribuiamo. Non necessariamente è un vincolo a carattere religioso (pare che non lo fosse nemmeno per i primi cristiani) anche se in genere una qualche propiziazione religiosa è sempre presente come d’altra parte per qualsiasi momento importante della vita (la nascita, la morte, la pubertà).La monogamia è una caratteristica propria, peculiare dell’Occidente e dell’Occidente cristiano sopratutto: nel resto del mondo la poligamia invece è (o meglio era) la regola generale. La indissolubilità, come è noto, è peculiare solo del cattolicesimo. Nelle società “primitive” la procreazione assume una funzione assolutamente predominante. L’amore come lo intendiamo noi sia dal punto di vista sentimentale che di soddisfazione sessuale diviene del tutto secondario: dal rapporto sessuale si cercano soprattutto i figli,e non il sentimento o il piacere’.Alla fine,comunque, e detto questo, anche tale argomento è per me marginale, e riportato solo per la traccia coerente di una certa biografia. Per riferirmi a casi apparentemente paradossali anche per Pierre Joseph Proudhon la misoginia rimase tra gli elementi leggendari della sua personalità, così come fu,seppure in maniera diversa e meno interessata, per Michail Bakunin. Senza arrivare,è evidente, e perché di certo influenzato da alcune considerazioni del divino marchese, agli estremi di Antonin Nalpas, in 1 Rue Vieux Saint, a Rodez, costretto a scrivere sopra una cassapanca di acero e palissandro, che si dice essere appartenuta allo stesso San Patrizio, e il cui Bastone, egli non smise mai di portare con sè a Parigi dal maggio 1937 al 12 agosto dello stesso anno, vale a dire 4254 anni fa, il quale ebbe a dichiarare in merito: ‘Ogni donna puzza, di sudore,prostrazione e sortilegi, non mi stancherò mai di ripeterlo, tanto che potrebbe persino giungere a credere nelle proprie menzogne, e porsi delle domande della quali sa già la risposta. La donna, vale a dire questo imbuto creato solo per una avvelenata e reclusa elaborazione del seme maschile, di bassa statura, a ragione brutalizzata e malmenata in ogni angolo del mondo, rachitica e di spalle strette, con i fianchi larghi e le gambe malferme, puo’ essere chiamato il bel sesso soltanto da un intelletto accecato dall’istinto : in poche parole, tutta la bellezza di questo fenomeno inusuale, martirizzato e malaticcio per due terzi della sua vita, risiede solo in quell’ istinto e attraverso i mezzi di coercizione di cui è fatto oggetto’.